Le mani dei Casalesi sul gioco d'azzardo: accordi con mafia e 'ndrangheta

Per la Dia la consorteria criminale casertana tra le più attive nel settore: "Modello esportato in altre regioni"

La relazione della Dia sul gioco d'azzardo

Le mani del clan dei Casalesi sul gioco d'azzardo. E' questa la fotografia della Dia che nella sua relazione semestrale ha dedicato uno specifico capitolo proprio al business del gioco da parte delle cosche mafiose segnalando come il cartello criminale di Casal di Principe sia "tra i gruppi maggiormente coinvolti" in questo specifico settore. 

Numerose le inchieste che hanno fatto luce sulle infiltrazioni dei Casalesi nel gioco d'azzardo al punto da delineare anche un particolare modus operandi, o almeno delle caratteristiche d'azione comuni tra cui "il carattere transnazionale degli illeciti (molte piattaforme per la raccolta illegale di scommesse sono localizzate all’estero), le saldature tra organizzazioni criminali di diversa provenienza territoriale e la capacità dei gruppi coinvolti di replicare nelle altre regioni il modus operandi utilizzato in Campania", si legge nella relazione della Dia.

Dall'operazione Rischiatutto, che nel 2013 aveva portato all'arresto di 57 persone, si è scoperto come il clan Schiavone reimpiegasse i capitali illeciti nel settore del gioco (in particolare quello delle slot) e non solo in Campania ma anche nel modenese e nel frusinate. E ancora. Nell'ambito della stessa inchiesta "è poi risultato che lo stesso imprenditore aveva ampliato il raggio d’azione, tramite una società operante su tutto il territorio nazionale, nel settore delle scommesse sportive, arrivando a gestire cinque circoli privati nel modenese. In questi circoli veniva praticato il gioco d’azzardo, sia tramite apparecchi modificati, forniti da una ditta emiliana riconducibile a un soggetto ritenuto vicino al capo della cosca catanese Santapaola, sia on line, utilizzando siti esteri, attivati in Romania".

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Ma non solo accordi con la mafia siciliana. Nel 2015 l'operazione Gambling fece emergere una sorta di accordo con le 'ndrine calabresi. "L’organizzazione ‘ndranghetista avrebbe esercitato abusivamente il gioco del poker e la raccolta di scommesse sportive a distanza su siti stranieri, non autorizzati e già inibiti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con sede Malta, in la Romania, in Austria, in Egitto e nelle Antille Olandesi. Sebbene centrata sull’organizzazione ‘ndranghestista, l’indagine ha consentito di individuare un patto criminale, risalente al 2006, con la camorra e la mafia, finalizzato alla distribuzione (in Campania, Sicilia e Calabria) di una serie di brand, gestiti tramite società riferibili a due imprenditori, espressione rispettivamente di gruppi camorristici (clan dei Casalesi) e di consorterie siciliane", rivela la Dia.

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