Le confessioni in carcere del rampollo: “10mila euro al mese al padre ergastolano. Ha incontrato Zagaria a Modena”

Il racconto del collaboratore del clan Amato che ha condiviso la cella con Francesco Caterino a Lanciano

I boss Michele Zagaria e Nicola Schiavone

Le tante ore trascorse nella stessa cella insieme, nel carcere di Lanciano, avevano creato un rapporto tale da spingere Francesco Caterino a raccontare episodi e sviluppi futuri della sua famiglia. E’ quanto ha raccontato il collaboratore di giustizia Antonio Barracano ai magistrati della Dda che hanno indagato e smantellato il gruppo che faceva capo al figlio di Peppinotto Caterino, alleato con la famiglia Schiavone. E stando al racconto dell’ex referente del clan Amato di Santa Maria Capua Vetere i Caterino potevano contare “sui 10mila euro al mese che riceveva dalla famiglia Schiavone in quanto il padre era ergastolano”. Soldi che il figlio Francesco pare abbia utilizzato per crearsi un suo “spazio di manovra”. “Caterino mi disse che nella zona di Modena aveva iniziato a fare il poker on line truccato e inoltre mi propose di mettermi in affari con lui a Santa Maria Capua Vetere, spendendo il nome del padre per il quale era referente del clan dei Casalesi”.

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L’incontro con Michele Zagaria

Sempre nel corso della detenzione nel carcere di Lanciano, Caterino avrebbe confidato a Barracano di aver incontrato anche Michele Zagaria: “Avvenne a Modena. In quella provincia avevano interessi criminali, oltre ai Caterino, anche Nicola Schiavone figlio di Sandokan, e Michele Zagaria. In particolare Michele trovandosi spesso in quella provincia per curare i propri interessi nel settore del riciclaggio, era quello che alla fine aveva l’ultima parola sulla divisione dei proventi. Negli ultimi tempi erano sorti problemi tra la sua famiglia e Nicola Schiavone il quale aveva intenzione di ampliare i propri interessi economici anche nei territori in cui era referente il padre Giuseppe Caterino”.

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