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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca Casal di Principe

Le mani dei Casalesi sui beni confiscati: "Appalti a imprese di fiducia del clan"

L'allarme del procuratore Melillo al convegno sulla camorra organizzato dal vescovo Battaglia

Le mani del clan dei Casalesi sui beni confiscati. E' l'allarme lanciato dal procuratore di Napoli Giovanni Melillo nel corso di un convegno sulla camorra promosso dall'arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia. 

"Le imprese - ha spiegato Melillo - sono una questione centrale. L'idea che la camorra e le mafie si infiltrino è profondamente sbagliata, non offre spiegazioni di alcunché. Sono una componente strutturale e perfino trainante di larga parte del sistema produttivo e del sistema economico. E' doloroso dirlo ma è così. Il legame con le imprese consente ai grandi cartelli camorristici di costruire due linee: una linea avanzata, che serve per la costante espansione del potere mafioso, delle attività di riciclaggio, di frode innanzitutto fiscale, e poi c'è una linea di resistenza nelle fasi in cui le organizzazioni criminali sono costrette ad arretrare per l'azione repressiva dello Stato. Qui le imprese diventano garanzia per la conservazione silenziosa dei legami fiduciari, occulti, costruiti dalle organizzazioni criminali attraverso gli strumenti della corruzione e della speculazione affaristica".

Secondo Melillo, riferisce Adnkronos, "le imprese diventano anche garanzia del welfare mafioso. Non sono solo i traffici illeciti a fornire le provviste economiche che servono al mantenimento di una gigantesca rete di detenuti e di famiglie di detenuti - ha sottolineato il procuratore di Napoli - sono anche le imprese che ruotano intorno alle organizzazioni criminali che, consapevolmente e volontariamente, svolgono questo ruolo. Questa seconda funzione non è meno importante della prima e solo così si spiega la trasformazione dei cartelli camorristici sottoposti a dura repressione. Ad esempio il cartello dei Casalesi non esiste più nelle forme che aveva negli anni '80 e '90, ma esiste ancora ed è sempre pronto a riorganizzarsi e riarmarsi intorno a una gigantesca rete di legami imprenditoriali e corruttivi. Questi legami servono anche alla difesa del valore simbolico della proprietà mafiosa. E' un'ossessione per un mafioso non consegnare i beni accumulati con il delitto, questo spiega perché le organizzazioni criminali anche dopo condanne e confische affidino a imprese di loro fiducia il compito di acquisire, grazie a legami corruttivi, gli appalti per la rifunzionalizzazione dei beni confiscati e poi condizionare pesantemente anche la destinazione a scopi sociali dei beni confiscati". 

Nel corso dell'iniziativa il procuratore generale della Corte d'Appello di Napoli Luigi Riello ha rilanciato il tema dei sacramenti ai boss che a suo avviso la chiesa dovrebbe negare. "Le chiacchiere sulla camorra hanno stancato - ha detto - i Don Abbondio ci sono e quello che stava a Marano certamente lo era (a proposito dei due quadretti donati dal boss Nuvoletta alla parrocchia nda). Ha tollerato per 30 anni la presenza in chiesa dei quadri donati da Nuvoletta. Come ci sono stati i Falcone ed i Borsellino - ha proseguito il Pg - ci sono stati i Don Puglisi ed i Don Diana, ma non dobbiamo nasconderci dietro di loro" ha concluso. 

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