Cartelloni dei Casalesi, condanna 'mini' per Mario Iavarazzo

Il giudice dispone i domiciliari. Atti al nuovo giudice per i patteggiamenti dopo l'esclusione dell'aggravante mafiosa e la sforbiciata delle accuse

L'inchiesta sui cartelloni del clan

Condanna "mini" per Mario Iavarazzo, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. Esclusione dell'aggravante mafiosa e sentenza di non luogo a procedere per alcuni dei reati contestati per quanti hanno scelto di patteggiare la pena, le cui posizioni saranno valutate da un altro giudice per le imputazioni restanti.  

Questa la sentenza del gup Visco nel processo per l'inchiesta sui cartelloni pubblicitari del clan dei Casalesi. Il magistrato del tribunale di Napoli ha inflitto 2 anni a Mario Iavarazzo, ritenuto il fulcro dell'inchiesta, che è stato assolto dall'accusa di illecita concorrenza ed al quale è stata concessa l'attenuante della collaborazione con la giustizia. Il pm aveva chiesto 3 anni e 8 mesi. Il giudice ha anche sostituito la misura della custodia cautelare in carcere con quella meno afflittiva dei domiciliari, che sconterà in località protetta. Definite altre due posizioni. Quella di Giuseppe Franco, 36 anni di Napoli, per il quale è stata esclusa l'aggravante mafiosa e pronunciata una condanna a 1 anno e 2 mesi dopo il patteggiamento. Sentenza di non luogo a procedere, invece, per A.D'A.

Il giudice ha poi disposto l'esclusione dell'aggravante mafiosa per Gennaro Esposito (assolto dall'illecita concorrenza), Luigi Drappello, 48 anni, Domenico Ferraro, 42 anni, Nicola Sabatino, di 38 anni e Michele Iavarazzo, fratello di Mario, che è stato anche assolto per l'illecita concorrenza e l'intestazione fittizia di un bar ad Anzio. Per le residue imputazioni il giudice Visco si è dichiarato incompetente con gli atti che sono stati rinviati ad un nuovo giudice che dovrà decidere nell'udienza fissata a metà settembre. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Fabio Della Corte, Giuseppe Stellato, Raffaele Vanacore, Fulvio Fiorillo e Francesco Ianniello. 

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Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Mario Iavarazzo, dopo la sua scarcerazione, avrebbe ripreso ad operare nel settore della pubblicità con la collaborazione dei fratelli Francesco e Michele Iavarazzo, e di Gennaro Esposito, loro collaboratore, e con il contributo di Armando Aprile (a giudizio in ordinario), imprenditore nel settore delle affissioni pubblicitarie che avrebbe messo a disposizione le risorse e le strutture della SPM srl. In questo modo sarebbe proseguito il business che si avvaleva dell'intimidazione dei concorrenti, quando necessario, e dell'utilizzo di prestanome a cui sarebbero state intestate le società, di fatto gestite in maniera occulta da Iavarazzo.

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