Cartelloni della camorra: chiesto il processo per 11

In sei patteggiano la condanna. Il collaboratore di giustizia Iavarazzo in abbreviato

I cartelloni in odore di camorra

Sei richieste di patteggiamento, un rito abbreviato e 11 richieste di rinvio a giudizio. Sono questi i numeri dell'udienza preliminare a carico di 18 persone coinvolte nell'inchiesta sui cartelloni pubblicitari in odore di camorra.

Nel corso dell'udienza celebrata dinanzi al gup Visco del tribunale di Napoli è stata formalizzata la richiesta di patteggiamento anche da parte di Giuseppe Franco, di 36 anni, che va ad aggiungersi agli altri 5 patteggiamenti incardinati nel corso della precedente udienza, per i quali c'è stato il parere favorevole del pm Fabrizio Vanorio, nei confronti di Michele Iavarazzo, Luigi Drappello, Domenico Ferraro, Gennaro Esposito e Nicola Sabatino (per tutti la condanna prevede la sospensione della pena). Procederà con rito abbreviato, invece, Mario Iavarazzo, il fulcro dell'inchiesta, da qualche mese diventato collaboratore di giustizia. 

Procederanno con ordinario gli altri. Nel corso del processo le loro posizioni sono state discusse e si attende la decisione del gup. Il pm ha invocato il rinvio a giudizio per: Armando Aprile, Francesco Iavarazzo, Pasquale Iavarazzo, Quieta D'Angelo, Lucia Grassia, Raffaele Letizia, Giuseppe Lista, Angelo Pellecchia. Tutto sarà deciso nell'udienza fissata per fine mese. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Fabio Della Corte, Mario Griffo, Giuseppe Stellato, Fulvio Fiorillo, Carlo De Stavola, Massimo D’Errico, Francesco Ianniello, Raffaele Vanacore.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Mario Iavarazzo, dopo la sua scarcerazione aveva ripreso ad operare nel settore della pubblicità con la collaborazione dei fratelli Francesco e Michele Iavarazzo, e di Gennaro Esposito, loro collaboratore, e con il contributo di Armando Aprile, imprenditore nel settore delle affissioni pubblicitarie che avrebbe messo a disposizione le risorse e le strutture della SPM srl. In questo modo sarebbe proseguito il business che si avvaleva dell'intimidazione dei concorrenti, quando necessario, e dell'utilizzo di prestanome a cui sarebbero state intestate le società, di fatto gestite in maniera occulta da Iavarazzo.

In particolare, secondo gli inquirenti della Dda, Iavarazzo avrebbe intestato al fratello Francesco e ad altri prestanome le quote societarie della Publione di Casal di Principe. Successivamente avrebbe intestato a Nicola Sabatino le quote della Adv Comunication, società attiva sempre nel settore della pubblicità con sede a Casal di Principe (negli stessi uffici della Publione) costituita nel 2014.

In questo modo anche i clienti della Publione transitavano all'Adv Comunication formalmente di Sabatino. Tra questi c'era anche la Cis Meridionale, società che gestisce il centro commerciale Jambo in amministrazione giudiziaria per pregresse infiltrazioni del clan guidato da Michele Zagaria, da cui, con la complicità dei dipendenti Giuseppe Lista e Lucia Grassia, Iavarazzo avrebbe ottenuto la proroga, per l'anno 2016, dei contratti pubblicitari, già stipulati con la Publione, con l'Adv Comunication. Così sarebbero stati evitati i controlli da parte dell'amministrazione giudiziaria del Jambo sulla prosecuzione dei rapporti con la Publione degli Iavarazzo.  

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