Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Il detenuto sulla sedia rotelle picchiato in carcere: “Ci hanno massacrato”

De Falco (Uilpa): "Scene orribili nei video. Il sistema carcerario è fallito"

"Secondo me erano drogati, erano tutti con i manganelli”. Così l'ex detenuto sulla sedia a rotelle ricorda il pestaggio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere da parte degli agenti penitenziari. "Ci hanno massacrato. Hanno abusato di un detenuto con un manganello. Volevano farci perdere la dignità, ma l'abbiamo mantenuta.Noi dobbiamo pagare, è giusto, ma non con la nostra vita", prosegue. La ministra della Giustizia Cartabia ha intanto sospeso i 52 indagati. "Hanno tradito la Costituzione” ha dichiarato.

Una posizione netta è stata presa anche dal sindacato UILPA Polizia Penitenziaria. “I circa sei minuti di video diffusi dai media e relativi a parte di ciò che è avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile dell’anno scorso sono orribili; se prima di vedere quelle immagini ci eravamo detti sgomenti e atterriti, adesso siamo sconcertati, mortificati e colpiti nell’orgoglio di servitori dello Stato. Ora, però, ci si interroghi sui motivi che hanno prodotto quelle degenerazioni e sul perché si susseguono indagini e procedimenti penali a carico della Polizia penitenziaria. Ci si chieda perché avvengono, per converso, più di due aggressioni al giorno, contando solo quelle più gravi, da detenuti a operatori senza che il Ministero della Giustizia intervenga tangibilmente e con misure appropriate” afferma Gennarino De Fazio, ritornando, come già aveva fatto nei giorni scorsi, sulle vicende avvenute presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere dopo i disordini e la perquisizione del 5 e 6 aprile dello scorso anno.

De Fazio spiega: “A fronte delle accuse mosse a diversi appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria a Santa Maria Capua Vetere, a fronte del video, parziale, che abbiamo potuto visionare, ma anche a seguito dei numerosi procedimenti aperti da altre procure, appare evidente che complessivamente il sistema carcerario non funzioni, da qualunque prospettiva lo si guardi. Se quei procedimenti accertassero errori o addirittura abusi da parte della Polizia penitenziaria, anche in considerazione dell’ampia scala con la quale si sarebbero verificati, sarebbe inevitabile prendere atto del fallimento organizzativo e gestionale delle carceri. Se, invece, come in cuor nostro confidiamo, – prosegue il leader della UILPA Polizia Penitenziaria – nella stragrande maggioranza dei casi si dimostrasse la correttezza dell’operato della Polizia penitenziaria e l’infondatezza delle accuse, sarebbe doveroso chiedersi il perché un apparato dello Stato non consenta di prevenire così gravi sospetti ed esponga a frequenti procedimenti penali e alla gogna mediatica i suoi servitori”.

Ed aggiunge: “Non è sufficiente il ripristino dei sistemi di videosorveglianza che pure chiediamo da tempo insieme all’indispensabile dotazione di body-cam, specie in assenza di un protocollo che ne regolamenti indefettibilmente l’impiego e la possibilità di accesso, impedendone manomissioni e utilizzi impropri. Servono riforme complessive che reingegnerizzino il sistema d’esecuzione penale, rifondino l’amministrazione penitenziaria e ridisegnino l’architettura del Corpo di polizia penitenziaria. Questo – conclude De Fazio – chiediamo al Presidente Draghi e alla Ministra Cartabia, non è più tempo di pannicelli caldi”.

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