Cronaca

Caporalato, il Riesame conferma i 2 arresti

Resta in carcere Gennaro Bianchino, mentre ai domiciliari Pasquale Miraglia. Confermate anche le altre 2 misure cautelari personali spiccate dal gip

Accuse confermate per i 'caporali' di Mondragone. La decima sezione del Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato le misure cautelari personali spiccate dal giudice per le indagini preliminari Rosaria Dello Stritto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Gennaro Bianchino (custodia cautelare in carcere), Pasquale Miraglia (arresti domiciliari), Vincenzo Miraglia e Francesco Pagliaro (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), in merito al reato di associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e dell'intermediazione illecita di manodopera (caporalato).

Secondo la ricostruzione dei finanzieri della compagnia di Mondragone e dei carabinieri del reparto territoriale mondragonese, condivisa dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Gennaro Bianchino legale rappresentante della società a responsabilità limitata 'Sviluppo Agricolo Bianchino' (difeso dall'avvocato Angelo Raucci), i fratelli Pasquale e Vincenzo Miraglia e Francesco Pagliaro (difesi dall'avvocato Giovanni Lavanga) si sarebbero associati tra di loro nella consapevolezza del contributo fornito da ciascuno di loro, dandosi una stabile organizzazione mediante un'accurata ripartizione di ruoli e compiti attraverso la quale assumevano ed impiegavano manodopera reclutata e provento dell'attività di intermediazione illecita svolta dai caporali dove i lavoratori, perlopiù extracomunitari e donne, venivano sfruttati per il lavoro nei campi dei comuni di Mondragone, Falciano del Massico, Castel Volturno, Grazzanise e Villa Literno.

In particolare, per la Procura sammaritana Gennaro Bianchino in qualità di capo e promotore è al vertice della compagine associativa, col compito di dirigere e gestire le attività criminose realizzate in seno all'associazione. Pasquale Miraglia ha il ruolo di organizzatore quale titolare dell'omonima ditta individuale esercente l'attività di coltivazione di altri alberi da frutta, principalmente ma non esclusivamente al servizio di Bianchino nel cui interesse operava come intermediario per il reclutamento e l'impiego della manodopera da destinare a campi e raccolti impartendo direttive ai partecipi ed operai. Vincenzo Miraglia ha il ruolo di partecipe, giacché fungeva da tramite tra i caporali ed il fratello Pasquale. Francesco Pagliaro ha anch'egli il ruolo di partecipe e, su richiesta di Gennaro Bianchino e dei fratelli Miraglia, si occupava del trasporto dei lavoratori destinati ai campi oltre che al controllo e vigilanza dei medesimi.

Un business di essere umani che ha fruttato ai partecipanti al vincolo associativo un indebito profitto di circa due milioni di euro tra beni, capitali e società posti sotto sequestro delle Fiamme Gialle. Sulle misure cautelari reali il Tribunale del Riesame partenopeo non si è ancora pronunciato.

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