Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Sfruttamento nei campi, in 4 si difendono dinanzi al giudice

Svolti gli interrogatori di garanzia per gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta sul caporalato. Bianchino ammette manodopera in nero ma solo in determinati periodi dell'anno

Hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Rosaria Dello Stritto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere cercando di chiarire la loro posizione in merito al reato di associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e dell'intermediazione illecita di manodopera (caporalato).

Stamattina si sono celebrati gli interrogatori di garanzia per Gennaro Bianchino, di 63 anni legale rappresentante della società a responsabilità limitata 'Sviluppo Agricolo Bianchino' difeso dall'avvocato Angelo Raucci, Pasquale e Vincenzo Miraglia, rispettivamente di 42 e 45 anni fratelli e titolari di ditte individuali del settore ortofrutticolo, Francesco Pagliaro, di 53 anni, assistiti dall'avvocato Giovanni Lavanga. Secondo la ricostruzione dei finanzieri della compagnia di Mondragone e dai carabinieri del Reparto Territoriale mondragonese condivisa dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Bianchino, i fratelli Miraglia e Pagliaro si sarebbero associati tra di loro nella consapevolezza del contributo da ciascuno fornito dandosi una una stabile organizzazione mediante un'accurata ripartizione di ruoli e compiti mediante la quale assumevano ed impiegavano manodopera reclutata e provento dell'attività di intermediazione illecita svolta dai caporali come Rata Adrian Florin, Hutsul Andrii, Ivanitskyi Orest nonché Hutsul Nataliva e Bukata Oksana (nei confronti dei quali già è stata esercitata azione penale in seno all'operazione Black Job Market operazione del 2017 a cura della guardia di finanza di Mondragone) dove i lavoratori perlopiù extracomunitari e donne venivano sfruttati per il lavoro nei campi in particolar modo nei Comuni di Mondragone, Falciano e Castel Volturno ma anche Grazzanise e Villa Literno.

In particolare, Gennaro Bianchino secondo gli inquirenti in qualità di capo e promotore è posto al vertice della compagine associativa quale amministratore dello Sviluppo Economico Bianchino S. R. L. con il compito di dirigere e gestire le attività criminose oggetto delle condotte delittuose realizzate dall'associazione, dallo stesso ideate in quanto la manodopera reclutata illecitamente dagli altri correi e partecipi era principalmente destinata all'impiego presso i campi ed i locali riconducibili alla propria impresa anche provvedendo ad impartire direttive circa i compiti degli organizzatori, dei partecipi e dei caporali.

Il ruolo di Pasquale Miraglia è quello di organizzatore quale titolare dell'omonima ditta individuale esercente l'attività di coltivazione di altri alberi da frutta principalmente ma non esclusivamente al servizio dell'imprenditore Gennaro Bianchino e della sua impresa nel cui interesse operava come intermediario per il reclutamento e nell'impiego della manodopera da destinare ai campi impartendo direttive ai partecipi ed ai caporali. Vincenzo Miraglia in qualità di partecipe fungeva da tramite tra i caporali ed il fratello Pasquale coadiuvandolo nell'attività di intermediazione illecita, nel reclutamento e nel successivo impiego occupandosi anche del trasporto dei lavoratori sui pulmini nonché coordinandone le attività verificando poi l'operato di Francesco Pagliaro. Quest'ultimo in qualità anch'egli di partecipe su richiesta di Bianchino e dei fratelli Miraglia si occupava del trasporto dei lavoratori destinati ai campi ed ai raccolti oltre che del controllo e della loro vigilanza.

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia presso il carcere "Francesco Uccella" di Santa Maria Capua Vetere  assistito dal suo legale (l'avvocato Raucci) Gennaro Bianchino non ha negato il ricorso a manodopera in nero chiarendo al giudice Rosaria Dello Stritto che si trattasse di un fenomeno legato a particolari mesi dell'anno (maggio, giugno e talvolta i primi di luglio) a seconda poi del tipo di raccolta (in particolare fagiolini e fragole) e solo in relazione a determinati bisogni pertanto non in modo continuato. Il magnate del settore ortofrutticolo mondragonese ha escluso qualsiasi vincolo associativo con i fratelli Miraglia chiarendo che si avvalesse dei loro 'servizi' all'occorrenza e per i propri campi al fine quindi di scongiurare perdite nel raccolto.

È prassi consueta nell'entroterra mondragonese e nel litorale Domizio Flegreo che imprenditori agricoli o produttori non abbiano sufficiente personale per la raccolta che necessariamente deve esser eseguita con tempistiche precise così si fa ricorso ad esercenti l'attività di coltivazione di altri alberi da frutta. Il raccolto non va perduto e si innesca un meccanismo di compravendita il più delle volte fatturato. È stata questa la natura dei rapporti tra Bianchino e i Miraglia, una sorta di necessità di subappalto all'occorrenza.  Chiarita poi la posizione dei fratelli Miraglia, titolari di ditte individuali non esclusivamente legate alla società di Bianchino con impiego di manodopera seppur illecita ma autonoma.

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