Botte al dipendente, minacce alla moglie e cani morti: poi il blitz al ristorante. “Vattene o ti ammazzo”

Emergono nuovi particolari del clima di terrore che Aria aveva instaurato nell’alto casertano

Un clima di terrore, dove tutti dovevano aver paura della famiglia Aria. E’ il quadro che emerge dagli atti dell’ordinanza a carico di Michele e dei figli Armando e Michele junior, rimasti coinvolti nell’inchiesta della Squadra Mobile che ha indagato sulle estorsioni poste in essere tra Teano e l’alto casertano. Un controllo del territorio basato sulla violenza fisica che spingeva gli indagati a prendersela anche con donne o dipendenti che lavoravano per le vittime designate.

Come dimostra già che è accaduto nell’estate 2019, quando Michele Aria, insieme a Lorenzo Corbisiero (anche lui coinvolto nell’inchiesta) inizio a minacciare un commerciante di auto per la gestione di un capannone a Teano. Il pomo della discordia era stata una bolletta dell’elettricità di circa 2mila euro che Corbisiero voleva farsi pagare dal commerciante che aveva in fitto un capannone di sua proprietà dove faceva vivere dei cani. Ma al rifiuto della vittima di accogliere la sua richiesta, fece partire le minacce e le aggressioni. Prima tirando in ballo proprio Michele Aria che, stando a quanto raccontato dalla vittima, gli avrebbe detto: “Fai il bravo altrimenti te la vedi con me”. Poi colpendo le persone a lui vicine. Prima un dipendente, ferito con un pugno al volto da Corbisiero dopo averlo attirato in una trappola. E poi dalla stessa moglie del commerciante, avvicinata, minacciata e sbattuta contro una serranda con un messaggio chiaro: “La tua famiglia deve lasciare i capannoni”. Richiesta già, ribadita qualche mese prima dallo stesso Corbisiero al commerciante, con parole che non lasciavano spazio a tanti equivoci: “Siete dei pezzi di merda. Ve ne dovete andare da lì perché altrimenti vi ammazzo e vi ammazzo anche i cani”. Un fatto che si è poi effettivamente verificato (anche se non ci sono prove che incolpino direttamente Corbisiero) visto che 2 animali sono stati effettivamente avvelenati nelle settimane successive alla minaccia telefonica.

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Ed il “cerchio del terrore” si chiuse poi con un vero e proprio blitz realizzato in un ristorante a Formia direttamente da Michele Aria che si sarebbe presentato nel locale dove stava mangiando il commerciante insieme alla famiglia e, con aria minacciosa, gli avrebbe detto di lasciare i capannoni perché servivano a lui ed a Corbisiero, aggiungendo che il proprietario era un suo amico e che avrebbe smesso di comportarsi in tale modo solo quando i capannoni sarebbero stati lasciati.

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