CAMORRA La Cassazione conferma 15 condanne

Diventa definitiva la pena comminata per la droga del clan

La Corte di Cassazione ha confermato le 15 condanne comminate in secondo grado per lo spaccio di droga sotto lo scacco del clan Belforte. I giudici capitolini hanno confermato le condanne di Giovanni Alois di Caserta ad 1 anno e un mese; Massimo Belgiorno di San Nicola la Strada a 16 anni e 10 mesi; Andrea Biscardi di Caserta 7 anni e 6 mesi; Luigi Cioffi di Maddaloni 9 anni e 6 mesi; Massimiliano D’Agostino di Caserta 7 anni e 6 mesi; Dell’Anno 9 anni; Antonio Della Valle di Caserta 9 anni; Giovanni Di Stefano a 11 anni di Caserta; Di Vico a 15 anni e 6 mesi; Vittoria Iadicicco di Marcianise 11 anni; Arcangelo Maietta di Maddaloni 10 anni e 6 mesi; Orione a 8 anni; Antonio Pellegrino di Maddaloni a 8 anni;  Rocco Zarrillo di Marcianise 5 anni.

Annullata senza rinvio la condanna a 3 anni comminata in Appello ad Antimo Di Sarno per intervenuta prescrizione. Annullata la condanna per Adriano Crisci di Caserta (9 anni e 6 mesi), Vincenzo D'Avanzo di Maddaloni (16 anni e 3 mesi), Luigi Di Stazio (8 anni) e Giuseppe Miccolo (7 anni) per i quali gli Ermellini hanno rinviato nuovamente il giudizio ad altra sezione della corte d'Appello che dovrà esprimersi sulla concessione dell'attenuante della lieve entità, non concessa e non motivata in sede d'Appello.

Dalle estorsioni alla droga

Le indagini traevano spunto da un tentativo di estorsione perpetrato dagli emissari del clan in danno di un imprenditore edile che aveva avviato nel capoluogo un cantiere per la realizzazione di abitazioni ad uso civile. La immediata identificazione di uno dei responsabili, Massimo Belgiorno, dava ulteriore impulso alle indagini. Infatti, i servizi di intercettazione ambientale attivati presso l’officina meccanica gestita dall’indagato in San Nicola la Strada permettevano di documentare lo svolgimento all’interno della stessa di veri summit operativi di camorra, nel corso dei quali venivano accuratamente pianificate le attività estorsive condotte sul territorio, poi riscontrate dal sequestro del “libro mastro” in cui erano annotati i nominativi degli imprenditori vessati e le quote che essi dovevano pagare al clan. Contestualmente era ricostruito anche l’organigramma di una parallela ed articolata organizzazione dedita al traffico di ingenti quantitativi di stupefacenti del tipo cocaina, crack ed hashish, acquistati prevalentemente tramite esponenti del clan Mazzarella di S. Giorgio a Cremano. Secondo quanto appurato, la vendita al minuto dello stupefacente era affidata a piccoli gruppi autonomi, a cui erano assegnate determinate e strategiche “aree di competenza”, i quali erano tenuti a pagare mensilmente “una tangente” sui ricavi ai referenti dei Belforte tra i quali Gaetano Piccolo, detto Tavernello, Antonio Della Ventura, alias O’ Cuniglio, referente dei Mazzacane a Caserta, Antonio Bruno, alias Carusone e, dopo il loro arresto, Fulvio Della Ventura e Concetta Buonocore, rispettivamente figlio e moglie di Antonio Della Ventura, e lo stesso Belgiorno Massimo, poi divenuto collaboratore di giustizia, tutti destinatari della misura cautelare eseguita nel maggio 2012.

Nel collegio difensivo sono stati impegnati gli avvocati Nello Sgambato, Gennaro Iannotti, Angelo Raucci, Renato Jappelli, Michele Ferraro, Giuliana Lombardi e Generoso Grasso.

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