13 INDAGATI Il business della pubblicità e la rete dei prestanome di Iavarazzo

Elusi i controlli dell'amministrazione giudiziaria del Jambo con la proroga dei contratti di Publione ad Adv Comunication

Il blitz della Dia nel corso della notte

Sono 13 le persone indagate nell'ambito di un'inchiesta della Dia sul business delle affissioni pubblicitarie da parte del gruppo di Mario Iavarazzo, elemento di spicco della fazione Schiavone del clan dei Casalesi di cui è stato gestore della cassa e già condannato per associazione mafiosa. 

GLI INDAGATI

Sono indagati, a vario titolo per illecita concorrenza ed intestazione fittizia di beni, reati aggravati dall'aver favorito la camorra, Mario Iavarazzo, 44 anni, residente a Villa Literno, colpito da custodia cautelare in carcere; Armando Aprile, 50 anni, residente a San Marcellino, finito agli arresti domiciliari; Michele Iavarazzo, 37 anni, residente a Sant’Arpino, finito agli arresti domiciliari; Gennaro Esposito, 31 anni di Napoli, colpito dalla misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza; Francesco Iavarazzo, 40 anni, colpito dalla misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); Luigi Drappello, 46 anni, colpito dalla misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); Domenico Ferraro, 41 anni, colpito dalla misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); Giuseppe Franco, 35 anni, residente a Napoli, colpito dalla misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale; Nicola Sabatino, 27 anni, residente a San Marcellino, colpito dalla misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale; Lucia Grassia, 55 anni, residente a Trentola Ducenta, colpita dalla misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; Giuseppe Lista, 44 anni, residente a Casapulla, colpito dalla misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sono indagati a piede libero Angelo Pellecchia, 56 anni di Aversa e residente a Nettuno (Roma), e Raffaele Letizia, 50 anni di Casal di Principe e residente ad Anzio (Roma). 

IL BUSINESS DELLE AFFISSIONI

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Mario Iavarazzo, dopo la sua scarcerazione aveva ripreso ad operare nel settore della pubblicità con la collaborazione dei fratelli Francesco e Michele Iavarazzo, e di Gennaro Esposito, loro collaboratore, e con il contributo di Armando Aprile, imprenditore nel settore delle affissioni pubblicitarie che avrebbe messo a disposizione le risorse e le strutture della SPM srl. In questo modo sarebbe proseguito il business che si avvaleva dell'intimidazione dei concorrenti, quando necessario, e dell'utilizzo di prestanome a cui sarebbero state intestate le società, di fatto gestite in maniera occulta da Iavarazzo.

LA RETE DEI PRESTANOME

In particolare nel corso delle indagini è emerso come Mario Iavarazzo avrebbe intestato al fratello Francesco ed alla cognata (non destinataria della richiesta dei pm della Dda) le quote societarie della Publione di Casal di Principe. Successivamente Iavarazzo avrebbe intestato a Nicola Sabatino le quote della Adv Comunication, società attiva sempre nel settore della pubblicità con sede a Casal di Principe (negli stessi uffici della Publione) costituita nel 2014.

I CONTRATTI CON IL JAMBO

In questo modo anche i clienti della Publione transitavano all'Adv Comunication formalmente di Sabatino. Tra questi c'era anche la Cis Meridionale, società che gestisce il centro commerciale Jambo in amministrazione giudiziaria per pregresse infiltrazioni del clan guidato da Michele Zagaria, da cui, con la complicità dei dipendenti Giuseppe Lista e Lucia Grassia, Iavarazzo avrebbe ottenuto la proroga, per l'anno 2016, dei contratti pubblicitari, già stipulati con la Publione, con l'Adv Comunication. Così sarebbero stati evitati i controlli da parte dell'amministrazione giudiziaria del Jambo sulla prosecuzione dei rapporti con la Publione degli Iavarazzo.  

UN BAR SUL LITORALE ROMANO

Non solo il settore della pubblicità. Tra gli investimenti fatti c'è anche l'acquisizione di un bar ad Anzio, da parte di Raffaele Letizia e di un'altra persona (non indagata in questo procedimento), utilizzando risorse economiche provenienti dalle attività economiche illecite degli Iavarazzo. Bar che sarebbe stato intestato, in maniera fittizia, ad Angelo Pellecchia.  

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