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Nicola Schiavone ha svelato i retroscena

Nicola Schiavone ha svelato i retroscena

Laiso ucciso per evitare la guerra con Zagaria: "Volevamo farlo saltare in aria"

Decisive nella ricostruzione dell'omicidio le dichiarazioni di Nicola Schiavone: "Non poteva dirlo"

Uno sgarro. Questo il movente dell'omicidio di Crescenzo Laiso avvenuto a Villa di Briano in via Castagna nel pomeriggio del 20 aprile 2010 dove venne crivellato con 13 colpi di pistola calibro 9 che non gli lasciarono scampo. A rivelare i retroscena del raid omicida è stato Nicola Schiavone, figlio di Francesco 'Sandokan' Schiavone, all'epoca capoclan della fazione Schiavone ed oggi collaboratore di giustizia. 

Tratteneva i soldi delle estorsioni

Secondo quanto ricostruito, Schiavone ricevette numerose lamentele dai suoi affiliati in merito ai pericolosi comportamenti assunti da Crescenzo Laiso. Il fratello di Salvatore 'Chicchinoss', tratteneva per sé molti dei proventi delle estorsioni fatte ad imprenditori e commercianti dell'agro aversano anziché rimetterli nelle casse del clan.

"Rischiavamo una guerra con Zagaria"

Un atteggiamento che per Schiavone era, almeno in un primo momento, 'superabile'. Ciò che determinò la morte di Crescenzo Laiso, però, furono i commenti pericolosi che "mettevano in pericolo anche i suoi compagni", ha riferito Schiavone ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei primi mesi della sua nuova vita da collaboratore. Il commento inopportuno di Crescenzo Laiso che poteva generare una lotta intestina al clan dei Casalesi riguardava l'egemonia su Trentola Ducenta, storicamente nell'orbita camorristica di Michele Zagaria. Crescenzo Laiso si dichiarava capo di Trentola Ducenta e "non lo poteva dire perché noi già avevamo questioni con gli Zagaria", ha sottolineato Nicola Schiavone nelle sue dichiarazioni. 

Lo volevano far saltare in aria

Al fine di evitare una guerra interna venne decretata la sua condanna a morte. Laiso che doveva esser fatto saltare in aria ma Schiavone volle proteggere suo fratello Salvatore ed affidó la modalità di esecuzione dell'assassinio all'estro dei suoi scagnozzi. Decise che "l'omicidio sarebbe dovuto avvenire in un altro modo. In particolare per non ammazzare Salvatore mi presi io l'impegno di fare un ordigno esplosivo però poi è andata come è andata", ha detto Schiavone. 

Il 20 aprile 2010 Crescenzo Laiso alla guida della sua Smart venne avvicinato in via Castagna da una moto Transalp di color Amaranto guidata da Mirko Ponticelli con Francesco Barbato, anche lui collaboratore di giustizia, come passeggero che fu l'esecutore materiale dell'assassinio. Laiso cercò di scappare oramai consapevole del suo tragico destino, abbandonò la vettura e fuggì a piedi ma non ebbe scampo sotto una pioggia di innumerevoli colpi di pistola calibro 9. Ben 13 furono quelli che lo attinsero e lo ridussero ad un colabrodo secondo i riscontri autoptici. 

L'omicidio rivelato dai pentiti

Dopo ben 11 anni sono stati individuati gli ulteriori responsabili dell'omicidio di Crescenzo Laiso raggiunti stamani dalle ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta a carico di Nicola Della Corte, Mirko Ponticelli, Mario Iavarazzo, Bartolomeo Cacciapuoti. Iavarazzo, Cacciapuoti e Della Corte avevano fornito supporto logistico al commando omicida, partecipando alle ricerche della vittima e segnalando gli spostamenti ai killer. Una ricostruzione minuziosa quella dei carabinieri casertani nata nell'alveo delle dichiarazioni rese oltre che da Nicola Schiavone e Francesco Barbato ma anche da Raffaele Piscopo, Roberto Vargas, Antonio Monaco, Nicola Panaro, Salvatore Venosa. Dichiarazioni riscontrate con altri elementi investigativi già acquisiti all'epoca dei fatti che hanno mostrato come certi sgarri possono essere fatali.

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