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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca Casapesenna

La strategia del terrore per il monopolio dell'olio: "Gli devo scaricare un kalashnikov addosso"

Imprenditori rivali intimoriti e avvicinati anche da altri esponenti del clan. Le intercettazioni inchiodano Nobis e suo nipote: "Lo butto in una botte"

"Ci schianass nu kalashnikov a ret i rin e tann m' fermass fin a quann s'inceppass", "ti piego e ti butto in una botte". Sono solo alcune delle modalità violente e minacciose emerse dalle intercettazioni dei carabinieri della compagnia di Casal di Principe sul racket degli oli esausti con cui Aldo Nobis e suo nipote Giulio, rispettivamente fratello e figlio di Salvatore Nobis alias scintilla (storico esponente della fazione Zagaria del clan dei Casalesi), erano adusi utilizzare per allontanare qualunque altro concorrente nel settore della raccolta degli olii usati sempre nell'interesse della 'loro' Soloil Italia che divenne poi di fatto monopolista sui territori controllati da Nobis (Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d'Aversa).

Una egemonia che doveva esser garantita ad ogni costo. Le strade scelte da  Aldo Nobis erano principalmente due: o avvicinava personalmente i titolari delle aziende rivali e proponeva soluzioni che comunque implicavano di lasciargli il territorio di Casal di Principe e comuni limitrofi o li faceva avvicinare da altri esponenti della criminalità organizzata locale per indurli ad accettare la proposta rifiutata. Fu così che nell'aprile del 2021, Aldo Nobis si rivolse ad Oreste Reccia (non indagato in questo procedimento) storico componente del clan dei Casalesi e attualmente detenuto poiché destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare per condotte di natura estorsiva in nome del clan. A Reccia, il fratello di Salvatore 'scintilla' chiese di fargli incontrare il capo zona camorristico di Teverola, Aldo Picca (scarcerato dopo una ventennale detenzione per fatti associativi mafiosi e non indagato in questo procedimento) proprio perché il suo più temuto rivale rientrava nella 'competenza di Teverola'.

Una intercessione che  però che non andò a buon fine. Nobis tentò quindi di  arrivare a Aldo Picca per il tramite di Vincenzo Cantiello - anche lui arrestato - in forza della sua caratura camorristica presso le attività commerciali di Casal di Principe che smisero di conferirgli l'olio. Al fratello di Carusiello Nobis manifestò la sua rabbia per non esser rispettato sul suo territorio ed i propositi per ottenere il rispetto dovuto: "mo mi sono deciso, non voglio sapere niente pure se mi arrestano non me ne fotte. Li mando via  a tutti quanti, faccio il morto". "Non li acchiappo, se ne scappano come mi vedono. Se ne scappano a palla di scoppetta". Dopo gli sfoghi con Cantiello che veniva ragguagliato non solo delle attività illecite ma dei relativi propositi Aldo Nobis con suo nipote Giulio pianificava nel dettaglio le aggressioni ai rivali: "Ci schianass nu kalashnikov a ret i rin e tann m' fermass fin a quann s'inceppass", dice Giulio in una delle intercettazioni.

Assistiti dai loro legali gli avvocati Paolo Caterino, Bartolomeo Mariniello, Angelo Raucci, Carlo De Stavola, Elisabetta Carfora, i congiunti Nobis e Cantiello chiariranno la loro posizione in sede di interrogatorio di garanzia dinanzi al gip Federica Colucci del Tribunale di Napoli. Gli interrogatori sono in programma mercoledì. 

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