Le mani della camorra sul mercato ortofrutticolo, 5 arresti

Il blitz dei carabinieri dopo che il gruppo D'Alterio aveva ripreso il monopolio del trasporto

Il blitz dei carabinieri

Nonostante gli arresti del 2018 avevano ricostruito il business dei trasporti al mercato ortofrutticolo di Fondi anche grazie ai radicati collegamenti con la camorra casertana

I nomi degli arrestati

Per questo motivo all'alba di oggi i carabinieri di Latina hanno dato esecuzione a 5 ordinanze di custodia cautelare, 4 in carcere ed una ai domiciliari. In cella, riferiscono i colleghi di LatinaToday, è finito Giusppe D'Alterio, 64 anni conosciuto come Peppe 'o Marocchino. Restrizione in casa, invece, per Giovanni D'Alterio, 58enne, fratello di Giuseppe, originario di Minturno e residente a Pontecorvo, che gestiva un'altra società, la D'Alterio Trasporti srls; Luigi D'Alterio, 44enne residente a Fondi; Crescenzo Pinto, 39enne fondano; Domenico Russo, 33enne originario di Napoli e residente a Caivano. Gli indagati sono accusati a vario titolo di estorsione ed illecita concorrenza con minaccia o violenza, commessi con l’aggravante del metodo mafioso. 

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE ALEPPO 2

I sequestri

Nell'ambito della stessa operazione si è proceduto al sequestro preventivo delle quote delle società Anna Trasporti, costituita da Giuseppe D'Alterio e intestata alla moglie, e la D'Alterio Trasporti srls.

L'indagine

L'inchiesta per la quale sono scattati i provvedimenti cautelari è la prosecuzione dell'operazione Aleppo, che aveva ricostruito il business del gruppo D'Alterio al mercato ortofrutticolo di Fondi. Secondo gli inquirenti della Dda di Roma dopo il sequestro della società "Suprema srl" nel 2018, la ditta precedentemente utiizzata per imporre il controllo nei trasporti del Mof, era stata avviata dalla famiglia una campagna di intimidazioni finalizzata ad estromettere dal mercato la stessa ditta Suprema che era stata affidata ad un curatore giudiziario. Dopo quel sequestro infatti, gli autisti della Suprema si erano licenziati e il curatore, per proseguire l'attività, si era visto costretto a ricorrere a una società esterna per reperire personale e continuare l'attività economica. La società esterna però dopo un mese soltanto di lavoro si era ritirata, segno evidente, per gli investigatori, che i D'Alterio intendevano ostacolare l'attività imprenditoriale della ditta finita sotto sequestro non consentendo ad altre ditta di entrare in rapporti commerciale con l'amministratore giudiziario. I D'Alterio avevano inoltre continuato ad esercitare un potere intimidatorio mafioso per monopolizzare i trasporti legati al Mof anche imponendo una "tassa occulta" di 5 euro a pedana a tutti i trasportatori che intendevano coprire le tratte una volta appannaggio della Suprema, in particolare quelle per la Sardegna e per Torino. L'obiettivo era continuare dunque a controllare il settore utilizzando non più la Suprema srl ma altre due società, la nuova ditta "Anna Trasporti srl", di fatto gestita dallo stesso Giuseppe D'Alterio, e la "D'Alterio Trasporti srls di Giovanni D'Alterio.

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Dagli arresti domiciliari, Giuseppe D'Alterio, aveva dunque ricostruito gli affari e riorganizzato il business. Nel corso della nuova indagine sono emerse minacce indirette agli operatori che intendevano affacciarsi al Mof e provare a coprire le tratte di distribuzione appannaggio della famiglia.

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