Camorra: gli arrestati fanno scena muta dal giudice

Si sono avvalse della facoltà di non rispondere alle domande del giudice le persone coinvolte nell'inchiesta sui Piccolo-Letizia e sui Perreca

Luigi Noia e Andrea Letizia

Scena muta davanti al gip per i 30 arrestati lunedì con l'accusa di associazione mafiosa in quanto ritenuti, a vario titolo, affiliati ai clan Piccolo-Letizia di Marcianise e Perreca di Recale. 

Nella giornata di oggi si sono svolti gli interrogatori di garanzia degli indagati colpiti dalla misura cautelare in carcere. Tutti gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati. In particolare hanno fatto scena muta Giuseppe e Primo Letizia, difesi dagli avvocati Gaetano Laiso e Federico Simoncelli; stessa scelta per Maria Cristiano, difesa dall'avvocato Mariano Omarto, per Luigi Noia, difeso dall'avvocato Nicola Marino, e per Michele Maietta e Domenico Piccolo, difesi dall'avvocato Giuseppe Foglia. Ha reso dichiarazioni spontanee, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, Palma Bellopede Piccolo che ha negato le contestazioni mosse dalla Dda nei suoi confronti. A difesa degli indagati sono impegnati, inoltre, gli avvocati Nello Sgambato, Franco Liguori, Fabio Della Corte e Vincenzo Russo. 

L'inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile di Caserta su delega della Dda di Napoli, ha messo in luce l'attuale pericolosità del sodalizio criminale soprattutto successivo ai numerosi arresti che hanno minato la leadership del clan rivale dei Belforte sul comprensorio tra Marcianise e comuni limitrofi. 

Nelle oltre 600 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare viene fotografata la faida che ha provocato numerose vittime tra gli anni '90 ed il 2009. Prima la separazione tra il gruppo dei Cutoliani, con i Belforte, ed il gruppo dei Quaqquaroni, alleati alla "Nuova Famiglia" di Antonio Bardellino, fondatore del clan dei Casalesi, e poi la successiva scissione dei Letizia dai Mazzacane, causata dal duplice omicidio di Biagio Letizia e Giovanna Breda, genitori di Primo e Salvatore Letizia passati, poi, nella fazione opposta dei Piccolo. 

Ma non solo sangue ed omicidi. L'inchiesta ha portato alla luce l'evoluzione del gruppo dei Piccolo-Letizia con la transizione dalla fase armata a quella dell'infiltrazione economica con aziende facenti capo al gruppo criminale. 

Le attività investigative, incentrate sulle intercettazioni dei colloqui in carcere e sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, hanno offerto un rilevante spaccato delle tensioni interne al clan Piccolo, soprattutto tra la componente “Piccolo” e quella “Letizia”, negli anni successivi al 2005, allorquando, le numerose operazioni di polizia giudiziaria e il proliferare di collaboratori di giustizia nelle fila del clan Belforte segnavano il progressivo indebolimento di tale sodalizio e la progressiva ripresa delle attività del clan dei Quaqquaroni, nell’ambito del quale iniziavano frizioni tra le due fazioni, per contendersi il ruolo di leader.

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