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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Maddaloni

Estorsioni e spaccio dei Belforte, 8 condanne 'definitive'

La Cassazione conferma le pene per il gruppo maddalonese dei Mazzacane

Droga ed estorsioni della cellula maddalonese del clan Belforte. Diventano definitive le condanne nei confronti di 8 imputati ritenuti a vario titolo responsabili di far parte di due distinti gruppi che gestivano da un lato le estorsioni nei confronti di imprenditori commercianti e dall'altro lo spaccio nell'area tra Maddaloni, Cervino, Santa Maria a Vico e Valle di Maddaloni. 

La corte di Cassazione ha in parte respinto ed in parte dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai difensori confermando il verdetto pronunciato dalla Corte d'Appello di Napoli che aveva inflitto 10 anni e 6 mesi per Nicola Loffredo, 53 anni di Maddaloni; 7 anni per Antonietta Ciardiello, 47 anni nata ad Avellino; 6 mesi in continuazione con una precedente sentenza per Michele Di Caprio, 38 anni di Maddaloni; 9 anni e 6 mesi per Giuseppe Martino, 41 anni di Caserta; 6 anni e 8 mesi per Ciro Micillo, 42 anni di Maddaloni; 6 mesi in continuazione per Francesco Pisanti, 50 anni di Maddaloni; 10 anni per Michele Cerreto, 30 anni di Maddaloni; 7 anni per Domenico Loffredo, 49 anni di Maddaloni. 

Le indagini, svolte dalla Dda, avevano permesso di ricostruire la struttura di due gruppi criminali attivi nel comprensorio di Maddaloni sia mediante attività d'indagine tecniche (intercettazioni e pedinamenti) sia grazie ad alcuni collaboratori di giustizia tra cui Antonio Farina e Nicola Martino - che avevano in passato svolto un ruolo apicale nella consorteria dei Belforte - ma anche Juri La Manna e Michele Lombardi che proprio in seguito all'inchiesta della Dda avevano iniziato a collaborare con la giustizia. 

In particolare, gli inquirenti hanno ricostruito l'attività criminale di una struttura criminale che controllava in gestione di monopolio lo spaccio di droga imponendo la suddivisione delle zone di spaccio a soggetti dediti alla vendita al dettaglio della droga e intervenendo, laddove
necessario, per dirimere eventuali controversie insorte tra i singoli spacciatori, in relazione alle aree in cui veniva svolta l'attività di smercio. Interventi che servivano a dimostrare l'egemonia dell'articolazione del clan Belforte sull territorio. Ma non solo lo spaccio. Il gruppo non lesinava attività estorsive ai danni di imprenditori e commercianti costretti a pagare il pizzo sotto minaccia. 

Nel corso delle indagini, era stata accertata l'esistenza di un'altra struttura parallela che gestiva lo spaccio, prevalentemente di hashish, nella stessa area sempre con il placet del clan. 

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