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Cronaca Capua

Camorra in Comune, la Dda 'aggrava' l’accusa per cugini imprenditori: “Fanno parte del clan”

Il magistrato chiede la modifica dell’imputazione da concorso esterno a partecipazione ai Casalesi per i Verazzo

Da concorso esterno a partecipazione al clan dei Casalesi. E' questa la modifica dell'imputatazione richiesta dal pm della Dda Maurizio Giordano per i cugini Francesco e Giuseppe Verazzo, 61 e 65 anni di Casal di Principe, coinvolti nell'inchiesta bis sugli appalti in odore di camorra a Capua.

E' quanto accaduto nel corso dell'udienza preliminare celebrata dinanzi al gup Fabio Provvisier del tribunale di Napoli nel procedimento in cui sono imputati anche l'ex sindaco Carmine Antropoli, gli amministratori locali Marco Ricci e Guido Taglialatela, il collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, oltre all'imprenditore Domenico Pagano, il dirigente comunale Francesco Greco, e  Domenico Farina, Alfredo Maria Cenviti e Luca Diana ritenuti essere collaboratori o prestanome di Francesco Zagaria.

La Dda ha inoltre depositato i verbali delle udienze del processo celebrato in Corte d'Assise a carico di Antropoli, Ricci e Taglialatela (i primi due assolti dal reato di concorso esterno e condannati per violenza privata mentre Taglialatela è stato assolto). Verbali in cui il collaboratore di giustizia Zagaria ha fatto riferimento proprio ai Verazzo. 

I difensori dei Verazzo hanno chiesto termini a difesa per valutare le nuove prove che la Dda intende portare nel processo e alla base del cambio d'imputazione. Si torna in aula a inizio ottobre. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Gerardo Marrocco, Giuseppe Stellato, Ferdinando Letizia, Giovanni e Michele Cantelli, Marco Campora, Vincenzo Alesci, Domenico Pigrini Emanuele Diana, Emiliano De Ruggiero, Guglielmo Ventrone, Lorenzo Caruso e Vittorio Giaquinto.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione camorristica (Zagaria e Pagano), concorso esterno al clan dei Casalesi (Greco, Farina ed i Verazzo), turbata libertà degli incanti aggravata dalla finalità mafiosa, abuso d'ufficio, corruzione e riciclaggio. L'inchiesta della Dda è scattata in seguito alle dichiarazioni di pentiti di primo piano tra cui Francesco Zagaria, Nicola Panaro e Nicola Schiavone che hanno svelato agli inquirenti il sistema che coinvolgeva tecnici, politici ed imprenditori per affidare appalti a imprese legate al clan, in particolare alle fazioni Zagaria e Schiavone.

In particolare sarebbe emerso uno spaccato tanto collaudato quanto inquietante con la longa manus del clan che offriva appoggio elettorale ai politici in cambio dei lavori a Capua. Dopo l'indagine, le misure cautelari sono cadute al riesame per tutti gli indagati. Ultimi in ordine di tempo Pagano ed i Verazzo che dopo una prima conferma (annullata dalla Cassazione) sono tornati liberi.

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