Camorra, Procura chiede condanna "bis" per imprenditore Morico

Le nuove dichiarazioni del pentito Natale sul "re del pane" restano fuori dal processo

L'imprenditore Gianni Morico

La Procura reitera la richiesta: Gianni Morico va condannato. Il Procuratore Generale ha invocato la conferma della sentenza pronunciata dai giudici d'appello quasi due anni fa che aveva visto la condanna a 6 anni ed 8 mesi per il 're del pane', accusato di concorso esterno al clan dei Casalesi.

È quanto accaduto dinanzi alla Quinta Sezione della Corte di Appello di Napoli nel corso del processo bis all'imprenditore di Santa Maria Capua Vetere dopo l'annullamento del verdetto da parte della Corte di Cassazione. Un'udienza (tenutasi dinanzi ad una diversa sezione della Corte di Appello partenopea) che si è aperta con un colpo di scena con la richiesta di acquisizione di una nota del collaboratore di giustizia Benito Natale (dichiarato inattendibile dalla Suprema Corte) attraverso la quale lo stesso cercava di precisare, a seguito dell'annullamento della sentenza in Cassazione favorevole a Morico, le sue dichiarazioni rese in fase di indagine preliminare prima e durante il contraddittorio dinanzi la Corte d'Appello poi e che la Procura Generale ha provato ad introdurre nel processo.

Richiesta a cui si sono opposti i legali di Morico, gli avvocati Giuseppe Stellato e Paolo Raimondo. Per i legali l'eccezione della Procura sarebbe irrituale in quanto priva del contraddittorio ed un'eventuale acquisizione avrebbe violato, appunto, il diritto al contraddittorio. Una tesi che è stata accolta dai giudici che hanno rigettato la richiesta della Dda, così come è stata rigettata la richiesta di escussione di Benito Natale. Dopo la questione preliminare si è assistito alla requisitoria del Procuratore Generale che ha chiesto la conferma della sentenza di condanna nei confronti di Morico a 6 anni ed 8 mesi. Si torna in aula ad inizio dicembre per le discussioni dei difensori.

Gianni Morico venne coinvolto nell'inchiesta condotta dalla Dda di Napoli concernente un gruppo criminale legato al boss Michele Zagaria che aveva acquisito il controllo di attività imprenditoriali tra Grazzanise, Cancello ed Arnone, Santa Maria Capua Vetere, Sparanise, Teano e Giugliano in Campania. A capo del gruppo criminale secondo la Dda vi erano Nicola Del Villano e Pasquale Fontana entrambi vicini al boss dei Casalesi che avevano assunto un ruolo di primo piano all'interno dell'organizzazione camorristica dopo i conflitti determinatisi per arresti ed inchieste. Per gli inquirenti, contigui al clan vi erano alcuni imprenditori tra cui Gianni Morico, titolare del noto gruppo di imprese di prodotti da forno distribuiti su tutto il territorio casertano. Nei suoi negozi secondo l'Antimafia si sarebbero tenuti anche gli incontri del gruppo criminale casalese.

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