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Cronaca Casal di Principe

Pizzo di Ferragosto per "gli amici di Casale", Barbato resta in carcere

Il gip D'Angelo non convalida il fermo nei confronti del 47enne ma dispone la misura in cella

Potrebbe avvicinare nuovamente la vittima a costringerla a ritrattare. Per questo Antonio Barbato, 47 anni di Cesa coinvolto nell'indagine della Squadra Mobile sul 'pizzo di Ferragosto' da parte del clan dei Casalesi, resta in carcere. Lo ha deciso il gip Pasquale D'Angelo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che non ha convalidato il fermo spiccato nei suoi confronti dalla Dda di Napoli e disposto con un proprio provvedimento la custodia cautelare in cella. 

Nel corso dell'udienza Barbato ha scelto di non rispondere alle domande del magistrato. Il gip, nel suo provvedimento, ha evidenziato come il 47enne - assistito dall'avvocato Giovanni Cantelli - fosse già in carcere al momento del fermo e che dunque non sussistesse il pericolo di fuga (sostenuto dal pubblico ministero nella sua richiesta). Di contro, però, il giudice ha ribadito come l'indagato potesse "inquinare" le prove avvicinando la vittima e costringendola a ritrattare. Il giudice ha inoltre sottolineato il possibile pericolo di reiterazione del reato qualora fosse tornato in libertà. Di qui l'applicazione della misura cautelare in carcere. Il giudice ha poi disposto la trasmissione degli atti al gip del tribunale di Napoli (competente per i reati di stampo mafioso).

Barbato, insieme a Nicola Pezzella e Giuseppe Diana, avrebbe partecipato all'incontro con un imprenditore edile di Quarto - che stava effettuando lavori in via Giotto ad Aversa - al quale venne chiesto di "mettersi a posto con gli amici di Casale". All'imprenditore venne chiesta una somma tra i 15mila ed i 20mila euro, poi scesa a 8mila euro con il pagamento in due rate. Barbato avrebbe partecipato al primo di quegli incontri ma non proferì parola.

La vittima in sede di denuncia ha riconosciuto i tre estorsori. Anche i collaboratori di giustizia D'Angelo e Lanza hanno confermato il ruolo apicale assunto da Pezzella nel gruppo Schiavone del clan dei Casalesi. Elementi che hanno portato all'operazione della Squadra Mobile. Per Barbato, Pezzella e Diana si sono spalancate le porte del carcere.   

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