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Le accuse di Schiavone jr non bastano

Le accuse di Schiavone jr non bastano

Le mani del clan sul Bingo, assolto imprenditore

I giudici scagionano anche tre dei collaboratori di Cantone. Le accuse di Schiavone jr non bastano

Assolto Luciano Cantone, 63 anni di Aversa e titolare delle sale Bingo di Aversa e Teverola, accusato di intestazione fittizia di beni e riciclaggio, reati aggravati dall'aver favorito il clan dei Casalesi. Questa la decisione della terza sezione penale collegiale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Luciana Crisci. 

Secondo il teorema della Dda, la sala bingo di Teverola era nelle mani del gruppo Schiavone, in particolare di quelle di Massimo Russo, alias Paperino, fratello del boss Giuseppe Russo detto 'o Padrino. Un'ipotesi accusatoria confermata anche dalle dichiarazioni di Nicola Schiavone, il super pentito figlio di Sandokan, che ha parlato di Cantone definendolo "l'interfaccia dei Casalesi" sulla questione del Bingo, formalmente intestato al fratello Mario Cantone (anche lui coinvolto nell'indagine e poi morto suicida in carcere nel 2014).

Una tesi che è crollata in giudizio. Accolte le tesi del difensore di Luciano Cantone, l'avvocato Franco Liguori (presente in aula anche il collaboratore Francesco Angelino). Con Cantone sono stati assolti anche tre dei suoi collaboratori. 

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