Cronaca Villa Literno

Camorra, 13 arresti. Reccia ed Ucciero a capo del nuovo gruppo subito dopo la scarcerazione

Intimidazioni e pestaggi per ottenere i soldi per "gli amici di Casale". Sequestrate pistole ed un kalashnikov

Appena scarcerati, avevano rimessi in piedi un gruppo criminale che, nell’arco di 6 mesi, aveva cercato di riconquistare i territori del clan dei Casalesi, imponendo le estorsioni nelle aree tra le province di Caserta e quella di Napoli, che erano sotto l’egida dei gruppi Schiavone, Zagaria, Bidognetti e Iovine. Tra i 13 destinatari delle misure cautelari notificate oggi da carabinieri e polizia di Caserta ci sono anche due vecchie conoscenze dei magistrati antimafia ai quali viene contesto il ruolo di organizzatori e promotori dei gruppo malavitosi: Oreste Reccia e Vincenzo Ucciero.

Spari ed intimidazioni: guarda il video

Scarcerati per fine pena e subito a ‘lavoro’

Entrambi, subito dopo la scarcerazione per fine pena avvenuta nel 2020, hanno rimesso in moto un meccanismo mafioso datato, ma pur sempre efficace, fatto di intimidazioni e pestaggi a scopo estorsivo ai danni di imprenditori e commercianti ai quali veniva imposto il pizzo evocando "gli amici di Casale”. Gli inquirenti sono riusciti ad agire rapidamente grazie alle novità introdotte sulle intercettazioni e soprattutto grazie a un controllo del territorio che in tutti questi anni non ha conosciuto sosta. I magistrati (Graziella Arlomede e Francesco Raffaele e Maurizio Giordano) contestano agli indagati diverse estorsioni aggravate dal metodo mafioso, perpetrate con lo scopo di agevolare una organizzazione mafiosa. I territori in cui si stava rifacendo forte la pressione mafiosa armata sono Aversa, San Cipriano, San Marcellino, Giugliano in Campania e Villa Literno.

Sequestrate pistole ed un kalashnikov

Carabinieri e Polizia hanno sequestrato delle armi che Ucciero e Reccia hanno tirato fuori per riorganizzare a livello militare i gruppi: si tratta di diverse pistole ma anche di un kalashnikov e del relativo munizionamento. Nessuna delle vittime, alle quali venivano imposti ratei tra 1000 e 1500 euro, ha avuto il coraggio di denunciare le estorsioni. Anzi. Davanti agli gli investigatori che li hanno convocati per metterli davanti ai risultati delle indagini, non hanno nascosto il loro terrore per eventuali ritorsioni.

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