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Cronaca Casal di Principe

Appalti dei Casalesi, tre imprenditori tornano liberi

Il Riesame annulla l'inchiesta per Massaro ed i due Petrillo coinvolti nella maxi indagine sulle commesse affidate al clan

Tornano liberi Antonio Petrillo, Luigi Petrillo, Angelo Massaro i tre imprenditori di Casal di Principe coinvolti nell'inchiesta della Dda sugli appalti  per i servizi della rete ferroviaria e della pavimentazione stradale in odore di camorra affidati ad imprenditori collegati alla famiglia Schiavone del clan dei Casalesi.

È quanto disposto dall'Ottava Sezione del Riesame di Napoli che ha accolto l'istanza del difensore dei tre indagati - in regime di arresti domiciliari - l'avvocato Ferdinando Letizia annullando l'ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso 3 maggio dal gip Giovanna Cervo del tribunale di Napoli. I tre imprenditori casalesi sono finiti nel mirino della Dda insieme ad altre 63 persone nell'inchiesta contro il clan dei Casalesi che ha portato all'arresto di 35 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d'asta, corruzione, riciclaggio con l'aggravante della metodologia mafiosa.

La complessa attività di indagine si è concentrata sulle attività illecite dei fratelli Vincenzo e Nicola Schiavone - quest'ultimo padrino di battesimo dell'omonimo figlio di Francesco Schiavone alias Sandokan - e di Dante Apicella. Attività di indagine che è stata la naturale prosecuzione dell'operazione "Normandia II" che consentì di accertare la vocazione imprenditoriale del clan dei Casalesi, a cui era preposto Nicola Schiavone figlio di Sandokan ed oggi collaboratore di giustizia.

Proprio grazie alle dichiarazioni rese da Nicola Schiavone si è disvelato il meccanismo con al centro le attività dei germani Schiavone e di Apicella. Da quanto emerso dalle indagini le imprese controllate dagli Schiavone pagavano Apicella attraverso società di comodo e mediante fatture per operazioni inesistenti. Le risorse illecite venivano reimpiegate attraverso società intestate a terzi dove Apicella si intrufolava come socio occulto. Con alcune imprese invece venivano stipulati accordi in cambio di favori. Un accordo è alla base della contestazione nei confronti dei due Petrillo e Massaro per concorso esterno in associazione camorristica. Un accordo volto ad ottenere appalti nelle pubbliche amministrazioni dietro corrispettivo in danaro a favore del clan.

Una operazione che si sarebbe realizzata mediante il pagamento di fatture prevalentementi riconducibili alla famiglia Schiavone. I tre quindi per la Dda avrebbero ottenuto numerosi lavori sulla scorta di tale accordo col clan e ciò in base alle dichiarazioni dei pentiti Luigi D'Ambrosio, Nicola Schiavone e Mario Iavarazzo. La difesa ha dimostrato quanto mancasse l'elemento delle commesse che il clan avrebbe fatto aggiudicare ai tre imprenditori casalesi e quindi l'assenza di un vincolo di continuità con l'associazione camorristica. Tesi accolta dal Tribunale delle Libertà che ha scarcerato i tre indagati.

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