Va a caccia col porto d'armi scaduto, condanna "mini" per 67enne

Il giudice ha inflitto 10 mesi concedendo la sospensione della pena. Il pm aveva chiesto ben 4 anni

La sentenza per il cacciatore

Cacciatore con il porto d'armi scaduto finisce sotto processo per aver portato in luogo pubblico due fucili. E' questa la paradossale vicenda che si è conclusa dinanzi al gip Rosaria Dello Stritto che ha condannato a 10 mesi un 67enne di Francolise, concedendo il beneficio della sospensione della pena. 

La vicenda risale al dicembre del 2018 quando l'uomo venne sorpreso in un fondo rustico da due guardie venatorie che vennero attirate verso di lui dall'esplosione di due spari. Quando lo fermarono il 67enne era in possesso di un fucile Beretta e 3 cartucce a pallini. Nell'esibire il porto d'armi emerse che l'autorizzazione era scaduta. Inoltre, da una perquisizione fatta presso la sua abitazione vennero trovate altre armi. Di qui l'accusa di detenzione abusiva di armi e di porto delle armi in luogo pubblico per la quale il pm d'udienza, nel corso del processo con abbreviato, aveva invocato ben 4 anni.

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Il giudice, però, ha condannato il 67enne solo per l'aver portato fuori dalla sua abitazione "comuni armi da sparo" (per le quali il porto d'armi era scaduto) mentre riguardo alla detenzione abusiva il difensore dell'uomo, l'avvocato Salvatore Piccolo, è riuscito a dimostrare come quei fucili fossero stati regolarmente denunciati e quindi detenuti dal suo assistito. 

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