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Cronaca Casapesenna

Il business delle bische clandestine affidato al cognato di Zagaria

Parla il pentito Antonio Iovine: "Era gestito da Raffaele Capaldo". Tra i clienti molti imprenditori locali

Un vero e proprio "Clan Casinò" quello che organizzavano gli uomini di Michele Zagaria. In particolare Capastorta, nome con cui è conosciuto l'ex primula rossa, incaricava Luigi Diana, detto "'o diavolo, di organizzare una bisca clandestina insieme a Raffaele Capaldo, cognato del boss e marito di Beatrice Zagaria, coinvolta nell'inchiesta sulle donne del clan dei Casalesi.

Su queste circostanze ha riferito l'ex boss Antonio Iovine che spiega al magistrato come "con questa operazione la famiglia Zagaria guadagna, a dire di Michele, circa 300 milioni prima del 2001 e 300mila euro l'anno, dopo l'entrata in vigore della nuova moneta". Fu lo stesso Ninno a chiedere a Michele Zagaria di "convogliare i guadagni della bisca nella cassa del clan" ma Zagaria rispose che l'attività rappresentava una sorta di "ristoro per la sorella Beatrice per tutti i problemi che stava attraversando a causa delle inchieste giudiziarie".

Per questo "il ricavo delle bische spettava a Raffaele Capaldo direttamente. In un'occasione - rivela Iovine - chiesi a Michele Zagaria di organizzare una giocata unica riunendo le bische di Frignano, Casal di principe, Villa di Briano e Casapesenna per racimolare qualche soldo in più per il clan durante le festività natalizie. Costui (Zagaria nda) però in maniera determinata mi rispose che tali affari erano una prerogativa del cognato che beneficiava della relativa quota".

Il casinò "sommerso", secondo quanto riferisce Iovine, è andato avanti almeno fino al 2010, quando l'ex boss, oggi collaboratore di giustizia, venne arrestato. Iovine riferisce anche sul luogo dove si svolgevano le giocate e sulle modalità con cui si svolgeva il gioco d'azzardo. "La bisca si è tenuta o presso la casa del padre di Raffaele Capaldo o presso gli immobili di Luigi Diana in cui esercitava la professione di fotografo".

"Le giocate funzionavano così - prosegue il racconto di Iovine - Preliminarmente i clienti cambiavano assegni con denaro contante da cui veniva detratta una quota che restava al banco. Le giocate venivano poi compiute con denaro contante, circostanza che attraeva giocatori da tutta la Campania. Molti dei giocatori sono imprenditori di Casapesenna".

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