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Bernardino Terracciano è stato attore nel film 'Gomorra'

Bernardino Terracciano è stato attore nel film 'Gomorra'

Ergastolo per l'attore di 'Gomorra'. Ai giudici bastano i riscontri di 2 pentiti

Le motivazioni della Cassazione: "Vargas e Bidognetti confermano la stessa versione pur non avendo avuto contatti diretti". 'Zi Bernardino' condannato al carcere a vita insieme al fratello

Quella carriera da attore nei panni di 'Zi Bernardino' in Gomorra, il film di Matteo Garrone del 2008, forse avrebbe dovuto segnare il 'cambio di passo' della sua vita. Ma, la verità, è che il passato non si cancella e spesso ti rincorre per tutta la vita. Quella che resta da vivere, Bernardino Terracciano, 71 anni di Villa Literno, dovrà trascorrerla in carcere. La Corte di Cassazione, nei mesi scorsi, ha, infatti, respinto il ricorso presentato contro l'ergastolo che gli è stato comminato per l'omicidio di Luigi Caiazzo, vittima nell'ottobre 1992 della faida dei Casalesi, il cui corpo non fu mai ritrovato. Bernardino Terracciano, secondo la Dda, mise a disposizione la sua masseria per commettere l'omicidio, mentre la vittima fu accompagnata nel luogo dove venne ucciso dal fratello Giuseppe, anche lui condannato all'ergastolo. Stessa sentenza di carcere a vita anche per due boss dei Casalesi: Raffaele Cantone e Francesco Bidognetti.

Nei giorni scorsi sono state rese note le motivazioni che hanno spinto la Prima Sezione della Corte di Cassazione (presidente Angela Tardio) a respingere il ricorso di 'Zi Bernardino': il nodo era legato, secondo la difesa, all'assenza di riscontri concreti della partecipazione all'omicidio di Luigi Caiazzo. Ma per gli ermellini le prove a corredo, che avevano già portato a due condanne nei precedenti processi, sono risultate decisive perché il nome di Bernardino Terracciano è stato riscontrato da due collaboratori di giustizia che non hanno avuto contatti tra di loro: Pasquale Vargas e Domenico Bidognetti.

"Le decisioni di primo e secondo grado hanno evidenziato - scrivono gli ermellini - che Pasquale Vargas, coesecutore materiale, lo colloca (Bernardino Terracciano, nda) come presente al momento dell'arrivo, nella masseria di famiglia, della vittima, accompagnata sul posto da Giuseppe Terracciano. Si tratta di dichiarazione resa da soggetto che si autoaccusa della partecipazione materiale al fatto di sangue, ricca di dettagli apprezzati compiutamente nelle due decisioni di merito. Le affermazioni del Vargas hanno trovato riscontro specifico tanto nella narrazione di Domenico Bidognetti, portatore anch'egli di conoscenza diretta sulla fase organizzativa, che in quelle (de relato) di Francesco Cantone e Luigi Diana". 

Per i giudici della Cassazione, inoltre, "non appaiono fondate le critiche (della difesa, nda) relative alla pretesa contraddittorietà del movente e quella relativa alla assenza di prova della 'vicinanza' di Bernardino Terracciano al gruppo Bidognetti già nell'anno 1992. Ed invero, va in primis evidenziato che, a fronte di una prova piena della avvenuta esecuzione dell'omicidio (derivante dall'incrocio narrativo tra le diverse fonti autonome, cui si aggiunge sul piano logico l'avvenuta esecuzione dell'omicidio il giorno successivo in danno del padre della prima vittima ed il fatto oggettivo della scomparsa di Caiazzo Luigi) cui si ricollega il dato storico della pregressa militanza tanto dei Caiazzo che di Bernardino Terracciano nella organizzazione NCO, appare del tutto logico ritenere che i Caiazzo rappresentassero un potenziale rischio per il gruppo 'vincente' dei Casalesi e finisce con il diventare irrilevante la verifica dell'avvenuta manifestazione di effettiva 'ribellione' di costoro verso il gruppo Bidognetti, posto che la selezione degli obiettivi può avvenire anche a scopi preventivi, come l'esperienza giudiziaria insegna".

Gli unici ricorsi che la Corte di Cassazione ha accolto sono stati quelli relativamente alla statuizione di confisca nei confronti di Giuseppe Terracciano e di Mariella Attili, per i quali è stato chiesto un rinvio alla Corte d'Assise d'Appello di Napoli. Inammissibili sono stati considerati i ricorsi di Francesco Bidognetti, Raffaele Cantone e Roberto Vargas.

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