Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Ex sindaco assolto, i giudici: "Totale inaffidabilità delle accuse mosse da Schiavone"

Le motivazioni della sentenza Fabozzi censurano il racconto dei collaboratori di giustizia tra dichiarazioni 'tardive' e contraddizioni. Difese denunciano 'risposte a comando'

Nicola Schiavone

Totale inaffidabilità delle accuse mosse da Nicola Schiavone. Concludono così i giudici della Corte d'Appello di Napoli - presieduta da Vincenzo Alabiso - nelle motivazioni della sentenza che ha portato all'assoluzione con formula piena dell'ex sindaco di Villa Literno Enrico Fabozzi, Nicola Caiazzo, e degli imprenditori Giuseppe e Pasquale Mastrominico oltre di Francesco Diana, Massimo Iovine e Gaetano Ziello (tutti e tre collaboratori di giustizia). 

I giudici, nelle 126 pagine di motivazioni, hanno fatto a pezzi l'impianto accusatorio demolendo le ricostruzioni dei collaboratori di giustizia non riscontrate o addirittura smentite dalla documentazione prodotta dai difensori degli imputati (gli avvocati Mario Griffo, Vittorio Giaquinto, Romolo Vignola, Francesco Picca e Michele Di Fraia). 

Dichiarazioni - quelle dei pentiti - che sono risultate contraddittorie, illogiche e poco credibili. Ma è durissimo il giudizio dei giudici su Nicola Schiavone, il figlio di Sandokan che da quasi 3 anni sta collaborando con gli inquirenti. Schiavone viene puntualmente "smentito" sulle aggiudicazioni degli appalti confondendo, addirittura, quello relativo ad alcuni lavori in zona Asi a Marcianise con quelli di Villa Literno (dove addirittura la zona Asi non esiste).

Sempre per quanto concerne la posizione di Fabozzi, condannato in primo grado, i giudici censurano le accuse di Massimo Iovine che parla di un incontro con l'ex sindaco solo nel corso di un confronto con Francesco Diana. "Il tardivo ricordo dello Iovine - scrivono i giudici - malamente giustificato non risylta convincente ... Incontri e trattative non sono dettagli trascurabili che si ricordano solo nel corso di un confronto", sottolineano i giudici. 

Per quanto riguarda la posizione dei Mastrominico, invece, i giudici hanno censurato le dichiarazioni di Schiavone che appaiono "articolate ma risultano tuttora generiche, contraddittorie e prive di riscontri". Schiavone "è stato smentito dallo stesso Antonio Iovine, che non ha mai riferito di pregressi legami con i fratelli Mastrominico" che, come prodotto dalle difese, hanno anche denunciato per 17 volte i tentativi di estorsione posti in essere dal clan. Dichiarazioni sulle quali le difese degli imputati hanno sollevato dubbi al punto da denunciare anche la non "spontaneità" delle risposte alle "articolate domande del Pubblico Ministero". 

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