Cronaca Cancello ed Arnone

Assolto l'ex sindaco finito sotto processo per il servizio di spazzamento affidato ad una cooperativa

Dopo 7 anni si chiude l'iter giudiziario che ha visto coinvolto Pasqualino Emerito ed altri 2 imputati

Assolto perché il fatto non sussiste. È quanto disposto dalla Seconda Sezione Penale di Tribunale di Santa Maria Capua Vetere riunitasi collegialmente e presieduta dal giudice Antonio Riccio con giudici a latere Francesca Auriemma e Massimo Cosenza, nei confronti di Pasqualino Emerito, ex sindaco di Cancello ed Arnone, accusato di abusi ed omissioni in atto d'ufficio una vicenda iniziata nel 2014 e che dopo 7 anni trova il suo epilogo.

All'ex sindaco di Cancello e Arnone Pasqualino Emerito difeso dall'avvocato Luigi Iannettone, all'ex comandante della polizia municipale cancellese Giuseppe Tessitore, l'ex responsabile del Settore Finanziario di Cancello ed Arnone e Angelamaria Mancini legale rappresentante della cooperativa sociale "Res Vitae”, venivano contestate 'anomalie' per il servizio di spazzamento delle strade urbane del Comune cancellese.

Secondo la Guardia di Finanza di Mondragone a cui la Procura samaritana delegó le indagini l'ex sindaco, l'ex comandante della polizia locale, i funzionari comunali si sarebbero resi responsabili di illeciti posti in essere nell'assegnazione mediante gare di appalto del servizio di pulizia delle strade nonché nell'ambito delle procedure espletive.

Le indagini condotte dai finanzieri evidenziarono che la cooperativa sociale assegnataria del servizio di spazzamento delle strade ossia la 'Res Vitae' di Angelamaria Mancini fosse direttamente gestita dal comandante della polizia municipale Giuseppe Tessitore e le fatture presentate dalla cooperativa erano state pagate nonostante l'assenza del Durc.

La tesi difensiva ha però mostrato la legittimità dell'iter procedurale seguito per l'espletamento dell'incarico di spazzamento urbano, servizio svolto poi dalla società Res Vitae sia da parte dell'ex sindaco Emerito sia da parte dei dipendenti comunali. Nel corso del dibattimento è emerso che la cooperativa sociale aveva il Durc e le fatture non erano state emesse in modo irregolare.

Smantellato l'impianto accusatorio dove in un primo momento il pubblico ministero assegnatario ravvisava anche un ipotesi di reato di peculato, la vicenda giudiziaria si è conclusa con la formula assolutoria nei confronti di Pasqualino Emerito perché il fatto non sussiste mettendo fine ad un calvario durato 7 anni.

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