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Camorra, estorsioni: in arresto 8 esponenti clan Schiavone - Bidognetti

Lusciano - I Carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa stanno dando esecuzione a provvedimenti restrittivi in carcere nei confronti di affiliati del clan "dei casalesi" - gruppo Schiavone, per i reati di associazione per delinquere di stampo...

I Carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa stanno dando esecuzione a provvedimenti restrittivi in carcere nei confronti di affiliati del clan "dei casalesi" - gruppo Schiavone, per i reati di associazione per delinquere di stampo camorristico e concorso in tentate estorsioni continuate e aggravate dal metodo mafioso confronti numerosi imprenditori e commercianti della provincia di Caserta che in talune occasioni sono stati minacciati e percossi. Otto le persone tratte in arresto, per il "pizzo di natale", le cui indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia - di Napoli.
Il provvedimento si inquadra in un'articolata attività d'indagine iniziata da diversi mesi, che ha consentito di acquisire prove rispetto ad alcune estorsioni perpetrate ai danni di imprenditori edili e commercianti di Lusciano e Parete, nel Casertano. Anche in questo caso, si legge in una nota della Procura di Napoli, le forze dell'ordine hanno dovuto operare con "le consuete difficoltà aggravate dall'assenza di qualsivoglia contributo spontaneo delle vittime e dell'intera cittadinanza". Il provvedimento si inserisce in un quadro di "allarmante prosecuzione delle attività illecite in quei territori e di aggressioni violente ai commercianti e imprenditori resistenti ai pagamenti" e interrompe "numerose attività estorsive eseguite capillarmente dai fermati con l'abituale spavalderia e arroganza, approfittando del muro di omertà che caratterizza le zone di influenza del clan dei Casalesi". Alcuni indagati, consapevoli del ruolo assunto all'interno del clan, da tempo vivevano come latitanti lontano dalle loro abitazioni e dai propri familiari. Le indagini hanno evidenziato come, anche grazie alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e di conversazioni telefoniche e ambientali, fosse stato stipulato un accordo tra la famiglia Schiavone e gli affiliati del clan Bidognetti sulla base del quale nei territori storicamente controllati dai Bidognetti, ossia Lusciano e Parete, i proventi delle attività illecite e anche delle estorsioni, venissero versati nelle casse del clan Schiavone che, a sua volta, dava loro gli stipendi: sia per le persone libere che si erano messe al servizio dell'organizzazione criminale sia che per i familiari dei detenuti. Le persone fermate costituivano un gruppo particolarmente attivo nel settore delle estorsioni direttamente collegato a Casal di Principe, roccaforte dei Casalesi, attraverso il referente di zona che, pur essendo consapevole di essere nel mirino delle forze di polizia, ha continuato a vessare gli operatori economici già particolarmente in difficoltà per la forte crisi economica, incurante delle richieste di clemenza provenienti da molti di loro.

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