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Cronaca Aversa

Sacerdote indagato: don Livio si era già allontanato dalla Diocesi

Dagli incontri spirituali con Claudia Koll al Premio Padre Pio: i retroscena sul prete finito in manette

Don Livio Graziano, il sacerdote arrestato per abusi sessuali su un ragazzino 13enne, era un prete senza parrocchia. Incardinato nella diocesi di Aversa, infatti, da diversi anni non ricopriva alcun ruolo nella comunità ecclesiastica normanna avviando "un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale di questa comunità ecclesiale". Lo riferisce la stessa diocesi di Aversa nel prendere atto dell'arresto di don Livio e del pesante capo d'imputazione che la Procura di Avellino ha messo nero su bianco nei suoi confronti. 

La diocesi di Aversa

"Sebbene incardinato in questa Diocesi, da ormai molti anni, il sacerdote aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale di questa comunità ecclesiale - si legge in una nota - Esprimendo grande solidarietà e vicinanza a chi è stato vittima della violenza, la Diocesi attende con fiducia che l’azione investigativa dei competenti organi giudiziari faccia il suo corso e nella preghiera affida ogni fratello e sorella alla carità di Dio". Con ogni probabilità parallelamente all'iter giudiziario verrà avviato nei confronti di don Livio anche un procedimento dinanzi al tribunale ecclesiastico della diocesi di riferimento, quella appunto di Aversa. 

La cooperativa di don Livio

Don Livio, pur essendo nell'avellinese da diverso tempo, dopo aver trascorso alcuni anni in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine, non aveva ricevuto alcun incarico formale non venendo incardinato nella diocesi irpina. Così ha dato impulso ad una serie di attività sociali, in particolare la cooperativa "Effatà, Apriti" con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino. Una cooperativa "collocata in area assistenziale e terapeutico, per ospitare persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia e obesità) e per offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali che promuovono il cambiamento e rinforzano le possibilità di scegliere consapevolmente la propria guarigione", si legge nella presentazione della Onlus.

Dal premio "Padre Pio" all'incontro spirituale con Claudia Koll

Un'attività personale che aveva un seguito anche mediatico e che ha ospitato ultimamente la testimonianza dell'attrice Claudia Koll. Un impegno, quello di don Livio, che nel 2014 lo portò a ricevere, a Benevento, il premio premio "Padre Pio da Pietrelcina" per la "intensa attività sociale e umanitaria". Ma non era oro tutto ciò che luccicava. La sua permanenza nella Diocesi irpina, riferisce l'Ansa, è stata "contestata" a più riprese dall'allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta proprio come il sacerdote arrestato.

La vittima ospite della comunità

Fatto sta che probabilmente è stato sulla base di questo "curriculum spirituale" che a don Livio ed alla sua cooperativa si erano rivolti i genitori del ragazzino di 13 anni. Un giovane fragile che aveva bisogno di aiuto. L'adolescente sarebbe stato ospite da giugno fino al mese di settembre. Poi, dopo aver scoperto gli abusi, il padre lo avrebbe "ritirato" e presentato la denuncia che ha fatto scattare le manette ai polsi del sacerdote, ora rinchiuso in carcere. 

Il post prima dell'arresto: "Nostra anima piena di ferite"

Ma don Livio era anche molto attivo sui social. Poco prima del suo arresto aveva scritto sul suo profilo Facebook: "Come si possono guarire le ferite del cuore, dell’anima. Semplicemente espongo il mio pensiero e metodo: occorre innanzi tutto vederla, prenderne coscienza. Poi bisogna avere il coraggio di aprirla, farla sanguinare per l'ultima volta, e curarla con dolcezza e attenzione. Come per miracolo, dopo sette giorni di medicazione durante i quali l'avremo pulita e disinfettata a dovere, la ferita sparirà per sempre. La nostra anima è piena di ferite nascoste, grandi o piccole, delle quali siamo molto spesso inconsapevoli. Abbiamo un solo modo di "vederle", ed è attraverso il dolore che ci procurano quando sanguinano. Ogni volta che una ferita sanguina, noi abbiamo l'opportunità di accorgerci della sua esistenza, e allora possiamo decidere di guarirla".

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