Blitz della Squadra Mobile, arrestato il costruttore dei bunker di Zagaria

Nobis deve scontare 6 mesi di reclusione. Finì in manette nel 2015 col nipote e la sorella del capo clan

L'accesso al bunker e il boss Michele Zagaria

Nel pomeriggio di martedì a Casapesenna, personale della Squadra Mobile di Caserta ha tratto in arresto Francesco Nobis, 54 anni, perché colpito dall’ordine di carcerazione emesso il 30 ottobre 2018 dalla Procura della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli, per l’espiazione della pena residua di 6 mesi e 15 giorni di reclusione, in quanto condannato per i delitti di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, aggravati dalla finalità mafiosa.

L’arresto col nipote e la sorella di Zagaria

In particolare Nobis fu tratto in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale – Ufficio del G.I.P. di Napoli il 21 settembre 2015, unitamente a Filippo Capaldo, 41enne pregiudicato, nipote di Michele Zagaria, Carmine Domenico Nocera, 50 anni, e Gesualda Zagaria, 52enne sorella del boss Michele Zagaria capo dell’omonima fazione del clan dei Casalesi.

Il costruttore dei bunker

Nobis, alias “ciccio o nir”, operaio edile, secondo le convergenti dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia aveva realizzato alcuni dei bunker dove aveva trovato rifugio il boss Michele Zagaria durante la sua lunghissima latitanza.

Le accuse

I soggetti sottoposti ad indagine erano ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa - clan dei Casalesi - gruppo Zagaria, di concorso esterno in associazione mafiosa, di favoreggiamento personale, di intestazione fittizia di beni e di ricettazione, tutti aggravati dalle finalità mafiose. Le ordinanze cautelari riguardavano alcune vicende relative agli esiti delle investigazioni condotte nei confronti del segmento mafioso degli Zagaria e, in particolare, dell'architetto Carmine Domenico Nocera, di Filippo Capaldo, dell'imprenditore edile Francesco Nobis e di Gesualda Zagaria.

L'indagine

Le attività di indagine, basate su attività di intercettazione, sui servizi di osservazione e sulle dichiarazioni dei collaboratori di Giustizia, permettevano di accertare come Carmine Domenico Nocera veva incontrato più volte e durante la sua latitanza Michele Zagaria, fornendo un costante apporto al clan e predisponendo il contratto di locazione delle abitazioni occupate dal latitante, ma formalmente locate al suo vivandiere Generoso Restina.

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Inoltre, su preciso incarico di Carmine Zagaria, fratello di Michele, lo stesso professionista curava la fittizia intestazione di un'abitazione sita in Casapesenna, occupandosi anche dell’istruttoria finalizzata al rilascio di un'autorizzazione a costruire e della realizzazione, nello stesso immobile e ad opera di Francesco Nobis, di un bunker successivamente rinvenuto.

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