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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Cronaca Casal di Principe

Appalti a ditte del clan: respinto il ricorso contro Nicola Schiavone

La Cassazione dichiara inammissibile l'istanza della Dda su associazione mafiosa per l'imprenditore

L'imprenditore Nicola Schiavone, detto 'o Munaciello, non avrebbe fatto parte del clan dei Casalesi. Lo ha confermato la seconda sezione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso dei pm della Dda che avevano impugnato la decisione del Riesame di Napoli che aveva annullato parte delle accuse, tra cui quella di associazione mafiosa, disponendo gli arresti domiciliari per Schiavone. 

Il dispositivo della Suprema Corte è stato depositato nel corso dell'udienza preliminare a carico di 68 persone, tra cui lo stesso Schiavone, in corso dinanzi al gup Aufieri del tribunale di Napoli. La Cassazione ha disposto a carico dello stesso Schiavone un nuovo Riesame per i reati di intestazione fittizia di beni e corruzione di alcuni funzionari di Rfi che in cambio di soldi e regalie erano pronti ad assegnargli importanti appalti tra cui quelli per le centraline di sicurezza e la pavimentazione stradale.

Dopo il rigetto da parte della Corte ora si attendono le motivazioni della decisione. Per questo il gup Aufieri ha disposto un rinvio tecnico dell'udienza alla seconda decade di novembre. Sulla base delle motivazioni, infatti, potrebbero cadere alcune delle imputazioni, una circostanza che potrebbe far cambiare strategia a diversi imputati che potrebbero, dunque, scegliere un rito alternativo. 

Le accuse a carico dei 68 indagati vanno a vario titolo dall'associazione a delinquere di tipo mafioso, all'estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d'asta, corruzione, riciclaggio con l'aggravante della metodologia mafiosa ma anche rivelazione di atti coperti dal segreto delle indagini. 

Tre i filoni d'inchiesta finiti al centro dell'indagine della Dda di Napoli e della Dia. Uno riguarda le figure di Nicola e Vincenzo Schiavone, fratello di Nicola. Per gli inquirenti, Nicola Schiavone - padrino di battesimo dell'omonimo figlio di Sandokan - sarebbe cresciuto da un punto di vista imprenditoriale grazie ad un patto stretto con il capoclan dei Casalesi. "Ha usato il lievito madre" di Sandokan, per dirla con le parole della moglie del boss Giuseppina Nappa. E gli affari sono cresciuti al punto che gli Schiavone sarebbero stati di casa nel palazzo di Rfi a Roma dove avrebbero ottenuto commesse in cambio di mazzette e regali, come la vacanza di lusso in costiera offerta all'ex dirigente Rfi Massimo Iorani.

I soldi sarebbero stati ripuliti attraverso un altro imprenditore, Dante Apicella, con cui le attività degli Schiavone si sarebbero incrociate. Emergono dalle indagini, infatti, fatture pagate ad Apicella dagli Schiavone attraverso società ritenute di comodo. Gli ulteriori accertamenti hanno fatto emergere le attività di Apicella, svolte anche attraverso una rete di prestanome, che ha sia continuato ad operare - nonostante la condanna nel processo Spartacus - nel settore degli investimenti e degli appalti sia a fungere da collettore - è questa la tesi della Dda - delle somme di denaro pagate dagli imprenditori avvantaggiati negli appalti grazie all'intervento del clan. 

Infine il terzo filone riguarda la rivelazione degli atti coperti da segreto e vede coinvolti il banchiere Francesco Chianese, l'imprenditore Crescenzo De Vito - socio di Nicola Schiavone - l'avvocato Matteo Casertano ed il maresciallo in servizio alla pg di Napoli Giuseppe Febbraio. 

Nel collegio difensivo, tra gli avvocati impegnati, Giovanni Esposito Fariello, Umberto Del Basso De Caro, Mario Griffo, Mirella Baldascino, Alfonso Furgiuele, Carlo De Stavola, Angelo Raucci, Antonio Ciliberti, Claudio Botti, Mauro Valentino, Ferdinando Letizia, Pasquale Diana, Giuseppe Stellato, Alessandro Ongaro, Antonio Cardillo, Domenico Caiazza, Fabio Segreti, Maddalena Russo, Gianluca Giordano, Carmine Speranza, Alfonso Quarto, Michele Coronella, Emilio Martino, Lia Colizzi, Carlo Madonna, Vincenzo Maiello, Lucio Cricrì, Michele Riggi. Al processo si sono costituiti parte civile il Ministero dell'Interno ed Rfi. 

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