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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Cronaca Casal di Principe

Ministero e Ferrovie parte civile per gli appalti ai Casalesi

Il gup ha accolto la richiesta di costituzione delle parti civili. Dda vuole Schiavone in carcere

Ministero dell'Interno e Rfi si costituiscono nel processo sugli appalti della rete ferroviaria italiana affidati alle imprese di Nicola Schiavone, ritenuto molto vicino al capoclan dei Casalesi Francesco Schiavone detto Sandokan. 

E' quanto accaduto nel corso della prima udienza preliminare a carico di 68 persone celebrata dinanzi al gup Aufieri del tribunale di Napoli. Le difese hanno sollevato eccezioni sulla costituzione in giudizia accolta poi dal giudice partenopeo. Il Ministero è rappresentato dall'Avvocatura di Stato mentre tra i difensori che assistono la Rete Ferroviaria Italiana figura anche l'ex ministro della Giustizia Paola Severino. 

L'udienza si è poi aggiornata alla seconda metà di ottobre. A inizio del prossimo mese, infatti, è prevista la discussione in Cassazione del provvedimento del Riesame che ha annullato le misure cautelari a carico di diversi indagati, tra cui lo stesso Nicola Schiavone a cui sono stati concessi i domiciliari. Un provvedimento che è stato impugnato dai pm della Dda Antonello Ardituro e Graziella Arlomede titolari della maxi inchiesta. 

Le accuse a carico dei 68 indagati vanno a vario titolo dall'associazione a delinquere di tipo mafioso, all'estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d'asta, corruzione, riciclaggio con l'aggravante della metodologia mafiosa ma anche rivelazione di atti coperti dal segreto delle indagini. 

Tre i filoni d'inchiesta finiti al centro dell'indagine della Dda di Napoli e della Dia. Uno riguarda le figure di Nicola e Vincenzo Schiavone. Per gli inquirenti, Nicola Schiavone - padrino di battesimo dell'omonimo figlio di Sandokan - sarebbe cresciuto da un punto di vista imprenditoriale grazie ad un patto stretto con il capoclan dei Casalesi. "Ha usato il lievito madre" di Sandokan, per dirla con le parole della moglie del boss Giuseppina Nappa. E gli affari sono cresciuti al punto che gli Schiavone sarebbero stati di casa nel palazzo di Rfi a Roma dove avrebbero ottenuto commesse in cambio di mazzette e regali, come la vacanza di lusso in costiera offerta all'ex dirigente Rfi Massimo Iorani.

I soldi sarebbero stati ripuliti attraverso un altro imprenditore, Dante Apicella, con cui le attività degli Schiavone si sarebbero incrociate. Emergono dalle indagini, infatti, fatture pagate ad Apicella dagli Schiavone attraverso società ritenute di comodo. Gli ulteriori accertamenti hanno fatto emergere le attività di Apicella, svolte anche attraverso una rete di prestanome, che ha sia continuato ad operare - nonostante la condanna nel processo Spartacus - nel settore degli investimenti e degli appalti sia a fungere da collettore - è questa la tesi della Dda - delle somme di denaro pagate dagli imprenditori avvantaggiati negli appalti grazie all'intervento del clan. 

Infine il terzo filone riguarda la rivelazione degli atti coperti da segreto e vede coinvolti il banchiere Francesco Chianese, l'imprenditore Crescenzo De Vito - socio di Nicola Schiavone - l'avvocato Matteo Casertano ed il maresciallo in servizio alla pg di Napoli Giuseppe Febbraio. 

Nel collegio difensivo, tra gli avvocati impegnati, Giovanni Esposito Fariello, Umberto Del Basso De Caro, Mario Griffo, Mirella Baldascino, Alfonso Furgiuele, Carlo De Stavola, Angelo Raucci, Antonio Ciliberti, Claudio Botti, Mauro Valentino, Ferdinando Letizia, Pasquale Diana, Giuseppe Stellato, Alessandro Ongaro, Antonio Cardillo, Domenico Caiazza, Fabio Segreti, Maddalena Russo, Gianluca Giordano, Carmine Speranza, Alfonso Quarto, Michele Coronella, Emilio Martino, Lia Colizzi, Carlo Madonna, Vincenzo Maiello, Lucio Cricrì, Michele Riggi.

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