Cronaca Casal di Principe

Appalti alla camorra, Riesame bis scarcera gli imprenditori Verazzo

Accuse di Schiavone e Zagaria non riscontrate: "Concorso esterno non dimostrato". Ordinanza annullata anche per Pagano

Tornano liberi gli imprenditori Giuseppe e Francesco VerazzoDomenico Pagano, accusati di concorso esterno al gruppo Schiavone del clan dei Casalesi, in particolare sugli appalti a Capua. Il tribunale del Riesame di Napoli, dopo l'accoglimento delle tesi difensive da parte della Corte di Cassazione, ha disposto l'annullamento dell'ordinanza emessa lo scorso febbraio e disposto la scarcerazione dei due cugini Verazzo, difesi dagli avvocati Vincenzo Alesci, Domenico Pigrini e Marco Campora, e per Pagano, difeso dagli avvocati Giovanni e Michele Cantelli.

La Corte di Cassazione, pur confermando che le dichiarazioni di Nicola Schiavone e di Francesco Zagaria fossero convergenti sui privilegi goduti dai Verazzo a Capua per via di un patto con tra il clan dei Casalesi e la pubblica amministrazione dall'altro le hanno ritenute illogiche in quanto il primo Riesame (che aveva confermato l'impianto accusatorio) "omette di affrontare la fondamentale questione di come si potesse ritenere che il patto stipulato tra Nicola Schiavone e gli imprenditori Verazzo, avesse apportato concreti ed effettivi vantaggi al sodalizio, una volta escluso, da parte dello stesso Tribunale, che sussistessero a carico dell’ex sindaco Carmine Antropoli, gravi indizi di colpevolezza in ordine al suo concorso esterno nel clan dei Casalesi, non essendosi trovate tracce oggettive dell'ipotizzato, suo, fattivo, intervento a favore del clan".

In altri termini la "possibilità di contare alla bisogna sulla ulla collaborazione dell'Amministrazione comunale di Capua per le più svariate esigenze (licenze commerciali, concessioni edilizie, affidamento di lavori a imprese vicine, risoluzione di contenziosi sull'esecuzione di opere pubbliche)", enucleata dal primo Riesame come il contenuto della prestazione sinallagmatica dei Verazzo nei confronti del sodalizio diretto da Nicola Schiavone, "confligge con il delineato statuto del concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, che postula l'effettività dell'apporto dell'extraneus e l'efficacia condizionante necessaria per la conservazione e il rafforzamento del sodalizio, verificata ex post. Nulla, in effetti, risulta dalla motivazione censurata in ordine all'effettivo rilascio a Nicola Schiavone, o a persone del suo entourage, di licenze commerciali o di concessioni edilizie, al concreto affidamento di lavori a imprese vicine, alla risoluzione di contenziosi sull'esecuzione di opere pubbliche d'interesse del clan".

Per Domenico Pagano i giudici della Cassazione hanno evidenziato la necessità di un nuovo giudizio relativamente all’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso in quanto è stato considerato “generico” il “dato del radicato e ventennale rapporto di cointeressenza intrattenuto dal ricorrente con più gruppi camorristi imperanti nella zona di riferimento”. Questo perché, secondo gli ermellini, non è stato considerato che “alla stregua del narrato di tutti i collaboratori di giustizia, le condotte integranti il suo concorso esterno nel gruppo criminale dello Schiavone (Nicola, ndr) erano pacificamente cessate nel 2010, in coincidenza con l'inizio della ininterrotta detenzione di questi, divenuto poi anche collaboratore di giustizia”. Né, aggiungono, si può far emergere qualcosa di diverso “dalle dichiarazioni di Francesco Zagaria, che si era limitato a riferire che, nel 2015 aveva soltanto sentito nuovamente parlare di Domenico Pagano da Carmine Antropoli”. Sulla base di questi atti, hanno sentenziato, “deve riconoscersi che la motivazione rassegnata sul punto non è conforme agli approdi interpretativi che impongono al giudice di merito un rigoroso impegno argomentativo sul piano dell'illustrazione dei dati fattuali suscettibili di fornire un concreto fondamento alla prognosi di ripetibilità delle condotte atte ad integrare il contributo” dell’indagato “alla vita della consorteria”.

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