Ferraro accusato da una schiera di pentiti: "Voleva uccidere gli Orsi"

Il racconto del boss pentito Luigi Guida sul ruolo dell'ex consigliere Udeur: collante tra il clan e le amministrazioni locali

Il collaboratore di giustizia Luigi Guida e l'ex consigliere regionale Nicola Ferraro

Accusato da una schiera di collaboratori di giustizia del clan dei Casalesi ma anche esponenti di altri clan come i Massaro-Perreca ed i Belforte secondo i quali Nicola Ferraro nei loro comuni avrebbe pagato il pizzo con lo sconto proprio per il suo ruolo di "intermediario" tra il sodalizio di Casal di Principe, in particolare le fazioni Schiavone e Bidognetti, e le pubbliche amministrazioni. Un accordo a doppio taglio che prevedeva per l'ex consigliere regionale dell'Udeur il successo elettorale ed imprenditoriale e per il clan la possibilità di infiltrarsi nelle amministrazioni pubbliche condizionando l'assegnazione di appalti.

E' quanto messo nero su bianco dai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Massimo Urbano, nel provvedimento con cui è stata disposta la confisca di beni per 4 milioni di euro riconducibili a Ferraro, tra cui le indennità ed il vitalizio per la sua attività politica. Tra gli accusatori di Ferraro emergono nomi di primo piano tra cui Luigi Guida, Luigi Diana, Dario De Simone, l'imprenditore Pietro Amodio, Domenico Bidognetti, Umberto Maiello, Anna Carrino, Gaetano Vassallo, Sergio Orsi, Oreste Spagnuolo, Emilio Di Caterino, Raffaele Piccolo ma anche, come detto, Gaetano Turnacco del clan Massaro e Michele Froncillo ed Antonio Farina dei Belforte di Marcianise.

Tra i principali accusatori di Ferraro, ritenuto particolarmente credibile dai giudici, c'è Luigi Guida, investito del ruolo di capo della fazione Bidognetti e poi passato a collaborare con la giustizia. Agli inquirenti 'o Drink ha riferito le modalità con cui il clan si infiltrava nelle amministrazioni comunali: a Castel Volturno, dove la sera prima dell'aggiudicazione dell'appalto dei rifiuti, che sarebbe dovuta essere aggiudicata agli Orsi, "diedi l'incarico a Emilio Di Caterino di minacciare alcuni assessori comunali". Nel corso della stessa notte "mandai Di Caterino a Casale a minacciare Alfonso Schiavone che era il referente politico di Alleanza Nazionale a Castel Volturno". La gara venne bloccata e successivamente "noi ci adoperammo per farla avere a Nicola Ferraro".

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La vicenda Castel Volturno si inserisce nell'ambito di un'altra lotta i Ferraro e gli Orsi: quella relativa alla gestione della discarica di Santa Maria Capua Vetere per la quale gli Orsi non volevano indietreggiare. "Lui (Ferraro nda) mi disse di ucciderli proprio - dice ancora Guida - Quando gli feci notare che questo omicidio avrebbe procurato un certo allarme sociale lui mi rispose che avremmo potuto anche farli scomparire. Mi disse la frase 'a te non mancano i modi, lo sai come devi fare'".

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