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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Cronaca Capua

Gli 'ambasciatori' delle minacce del culturista: "Possono fare qualcosa alla tua famiglia"

Il titolare di un bar, un geometra e suo figlio fanno da intermediari con le vittime per la vendita dell'appartamento. La moglie di Sinapi intercettata: "Adesso basta chiacchiere"

Il titolare di un bar con precedenti di legge a stretto contatto con quelli "di mezzo la via", un geometra socio di maggioranza di una società di carburanti ed il figlio di quest'ultimo titolare effettivo della società. Sono stati questi gli intermediari inviati da Claudio Sinapi, con messaggi più o meno intimidatori, per costringere alla vendita di un appartamento conteso in piazza Di Rauso a Capua la vittima.

Il capofamiglia oggetto delle attenzioni del bodybuilder finito in manette venne prima avvicinato dal titolare del bar che gli consigliò la vendita dell'appartamento per il prezzo voluto da Sinapi, 70.000 euro, ed i propositi di "chiarire" con il presunto acquirente in modo da non avere più "fastidi". Subito dopo i due incendi su commissione entra in scena prima il geometra che si fa portavoce del pressante desiderio di acquisto dell'appartamento da parte di Sinapi e la moglie Fortino con l'avvertimento che "possono fare qualcosa alla tua famiglia" per indurlo alla celere vendita. Difatti il geometra avrebbe dovuto accettare la somma di 150.000 per la vendita dell'appartamento con la clausola di liberarlo in 2/3 anni. All'ennesimo rifiuto della vittima sulla scena è subentrato il figlio del geometra portavoce di un messaggio intimidatorio per conto di Sinapi. I coniugi dopo i due incendi su commissione ed i continui avvicinamenti degli intermediari cominciarono a temere per la propria vita e per quella dei propri cari. Dubbi che trovarono riscontro in una intercettazione tra Sinapi e la moglie che presagiva di agire: "Abbiamo perso un sacco di tempo mo basta chiacchierare".

Le attività investigative dei militari del Norm della compagnia di Capua hanno portato all'emissione di 4 misure cautelari nei confronti dei coniugi Sinapi-Fortino nonché dei due albanesi, Renald Likaj e Gazmir Shahu, questi ultimi due assistiti dall'avvocato Paolo Di Furia, assoldati per poche migliaia di euro per gli incendi su commissione. I quattro indagati sono ritenuti responsabili di atti persecutori (i due coniugi), di incendio doloso e tentata estorsione.

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