Cronaca

Acqua inquinata, allarme tumori. "Verifiche su casi mortali"

L’indagine della Procura sui pozzi ‘avvelenati’ dell’ex Saint Gobain

I campioni di acqua inquinata estratta dai pozzi

I residenti la chiamano "Piscina Rossa". Un nome tramandato di generazione in generazione con cui veniva indicata la bomba ecologica sequestrata in zona Saint Gobain, tra Caserta e San Nicola la Strada. Rosso come l'acqua e come il terreno, ad una profondità tra i 6 ed i 17 metri, per la presenza di arsenico, sversato in una cava coperta oggi da case ed attività commerciali. Un veleno cancerogeno che ha inquinato le acque di 12 pozzi, utilizzati per irrigare giardini e piccoli orti, presenti su un'area di 415mila metri quadri dove un tempo sorgeva l'ex fabbrica Pisani.

Uno scenario inquietante quello emerso nel corso della conferenza stampa indetta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per illustrare il sequestro dell'area dopo le attività di carotaggio dei terreni e di analisi delle acque operate dai carabinieri del gruppo Forestale e del Nucleo Operativo Ecologico.

Un disastro lungo 40 anni

L'ipotesi di reato, al momento a carico di ignoti, è di disastro innominato (fino al 2015), disastro ambientale ed avvelenamento delle acque con le sostanze velenose (arsenico principalmente ma anche ferro, piombo, amianto) che hanno fatto i propri effetti in un arco temporale di oltre 40 anni, dagli anni '70 ad oggi.

I rifiuti interrati

Nell'area interessata dal 1974 operava la Fabbrica Pisani Saint Gobain che si occupava della produzione di vetro, con l'utilizzo di arsenico. Gli scarti di produzione venivano gettati in una cava, chiamata "ex Cava in uso Saint Gobain", nella zona di via Paul Harris. Nel 1988 la fabbrica viene dismessa e nel 1991 il Comune di Caserta procede alla riconversione dell'area, da industriale a residenziale (insediamenti produttivi e terziari). Nelle more, però, non viene effettuata, inspiegabilmente, nessuna bonifica dell'ex sito industriale sui cui terreni contaminati dal 2005 sorgono diversi edifici residenziali.

I rilievi

Già nel 2011 la Regione Campania ha avviato un procedimento nei confronti di un'azienda, la Graftech, ritenuta poi soggetto non responsabile. Nonostante le evidenze non si è proceduto, ancora una volta alla bonifica. Ed oggi la situazione è allarmante. Basti pensare che nel 2015 l'Arpac aveva rilevato una concentrazione di arsenico di 3500 milligrammi per litro d'acqua (il valore limite è di 10) in uno dei pozzi sequestrati. Nello stesso pozzo oggi la concentrazione è di 8504 milligrammi, ben 850 volte superiore rispetto alla norma.  Secondo la Procura della Repubblica la cava dove erano sversati i rifiuti contenenti arsenico è più tossica di quella ex Pozzi Ginori di Calvi Risorta proprio per la "qualità" dei veleni sotterrati, altamente tossici.

I tumori

È doveroso specificare come l'arsenico sia una sostanza altamente cancerogena, anzi si tratta del secondo agente più cancerogeno. Gli inquirenti nel corso delle verifiche in loco hanno appreso di diverse persone malate di cancro, anche se non è così semplice dimostrare nessi di casualità. Un anno fa il proprietario di uno dei terreni inquinati è morto di tumore alla prostata, con l'esposizione all'arsenico tra i fattori che possono provocarlo.

"Indivueremo i responsabili"

Per il procuratore capo Maria Antonietta Troncone il sequestro rappresenta "solo l'inizio dell'attività. Individueremo i responsabili, chi ha provocato questo scempio", avvenuto in un rimbalzo di responsabilità tra privati (come i costruttori che hanno realizzato edifici senza segnalare la presenza della cava) agli enti pubblici, con i Comuni responsabili della salute pubblica e della mancata bonifica.

Popolazione rassegnata

Secondo quanto emerso in Procura tutti sapevano ed accettavano con rassegnazione lo stato delle cose. Lo spirito dell'azione degli inquirenti è stato proprio quello di portare alla luce una situazione nota con evidenze probatorie.

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