Agriturismo diventa motel, il titolare perde la battaglia in tribunale

Respinto il ricorso dopo la nuova ordinanza del Comune

L'agriturismo-motel 'La Sosta' a Teverola

Una sentenza chilometrica. Che racchiude tutto l'iter giudiziario portato avanti dalla società Agricola Agribio di Pietro Chianese contro il Comune di Teverola. La vicenda è ormai nota, e riguarda l'agriturismo-motel 'La Sosta' di Teverola, sulla strada che porta a Capua. Il titolare dice che si tratti di un agriturismo, il Comune dice che si tratti di un motel e da anni ormai si va avanti a suon di carte bollate. L'Ente municipale ordina la chiusura mentre la struttura continua a restare aperta anche grazie a sentenze del Tar o del Consiglio di Stato.

Ma questa volta Pietro Chianese e la Agricola Agribio hanno incassato una pesante sconfitta con una batosta anche economica: dovranno versare ben 5mila euro nelle casse del Comune oggi guidato dal sindaco Tommaso Barbato. L'ultima sentenza riguarda l'ordinanza con la quale il Comune ha ingiunto di demolire le opere realizzate in difformità in un fabbricato rurale (sito a Teverola sulla S.P. 341 di Terra del Lavoro ex S.S. 7 bis, km 9+380). Il Comune ha riferito che "al piano terra il porticato in progetto previsto aperto è stato chiuso con tende avvolgibili in materiale plastica trasparente e adibito a reception, ciò comporta un utilizzo improprio dell’area destinata da progetto a porticato, inoltre comporta un aumento di volume residenziale dichiarato". Ma non solo visto che "sotto la rampa della scala è stato rilevato un wc" e poi sono stati "rilevati 10 vani ad uso residenziale, a doppio posto letto, con annesso wc" oltre ad un deposito e altre difformità rispetto al permesso di agriturismo.

Per il giudice "la ricorrente non ha prodotto sufficienti elementi di segno contrario utili a smentire le conclusioni dell’amministrazione" anche perché "l’atto di demolizione è sufficientemente motivato in quanto desume da una serie di indici che le trasformazioni edilizie sono state realizzate in violazione della normativa urbanistica (il fondo è collocato in zona agricola)". E qui la cosa bella che dice il Tar: "La ricorrente era perfettamente consapevole delle criticità rilevate dall’amministrazione".

Per questo motivo il ricorso va respinto e la Agribio è condannata "al pagamento in favore del Comune di Teverola delle spese del giudizio, liquidate in complessivi 5mila euro".

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