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Cronaca

Violenza al pronto soccorso: "Lunghe attese e pochi posti provocano tensioni"

L'accusa della Cisl che interviene dopo l'ennesima aggressione ai danni del personale del triage

Ancora un episodio di violenza al pronto soccorso. Dopo l'aggressione ad un medico in un reparto dell'ospedale di Aversa si è verificato un nuovo caso di violenza ai danni del personale sanitario, al pronto soccorso di Caserta. Lo denuncia la Cisl Fp che torna ad insistere su di un tema assolutamente rilevante nell'ordine del lavoro in sanità.

"Negli ultimi anni -  si legge in una nota - le aggressioni ai presidi ospedalieri, al personale sanitario, infermieri e medici, si sono moltiplicate. La cronaca è piena di articoli che riportano notizie di violenze all'interno degli ospedali ed in particolare nei pronto soccorso. La Cisl Fp Caserta ha già scritto ai direttori delle aziende sanitarie casertane facendo richiesta di attivazione di un tavolo sulla sicurezza e prevenzione degli episodi di violenza in Pronto Soccorso e nelle altre Strutture Asl2.

"Vanno potenziati gli organici dei P.S. Il personale sanitario va tutelato - riferisce Guido Alfano, Rsu dell'Ospedale - Ormai essere assistito all'Azienda Ospedaliera di Caserta è sempre più difficile e gli operatori vivono una situazione esasperante, esplosiva. Aggressioni, caos e tensioni sono quotidiane. E a farne le spese è il filtro d'ingresso, il cosiddetto triage, che com'è noto, è assai limitato per un Dea di II livello come il nostro, in quanto non dotato di possibilità di rivalutazione del paziente in attesa una volta assegnatogli il codice d'ingresso. Ciò determina - prosegue - un ulteriore onere a carico del triagista punibile addirittura penalmente per una non corretta attribuzione del codice di triage, oltre ad essere preso di mira da insulti e minacce".

"Ad ogni cambio turno ci si trova a fronteggiare le difficoltà del pomeriggio – continua Alfano - talvolta addirittura quelle della mattina considerata la mole di lavoro, il numero di accessi h24 e la mancanza di posti letto che determina la presenza fissa di almeno 20/30 pazienti in pronto soccorso in attesa di ospedalizzazione. Per non parlare dei casi covid in aumento. Insomma, gli operatori vivono il proprio turno con estrema tensione, pur coscienti del rischio continuo si va avanti, si percepisce a pelle che il carico di lavoro è smisurato. Dal punto di vista strettamente tecnico poi c'è l'enorme carenza del personale operante che è al di sotto delle direttive regionali. Essendo un presidio multispecialistico, la grossa percentuale delle problematiche traumatologiche, cardiologiche, neurologiche, oltre a tutte le altre priorità assistenziali si riversano quindi sul solo Pronto Soccorso dell'Aorn, attraverso il servizio 118, ed alcune ambulanze per mancanza di logistica o di barelle restano in attesa per diverse ore. Ad oggi la chiusura dei presidi limitrofi amplifica queste problematiche e i tempi d'attesa si dilatano a dismisura, da qui le insofferenze delle persone, e nascono dunque continue liti ed incomprensioni".

La Cisl fp sollecita la direzione strategica ad attenzionare nel più breve tempo possibile tutte queste difficoltà alle quali è assoggettata l'area d'emergenza e l'intero Dea. "Ormai è tempo di attivare un protocollo d'intesa con il Dipartimento dell'emergenza, Asl e Prefettura. E' necessario un nuovo modello di sanità, maggiormente territoriale, ci vuole la presa in carico della persona direttamente presso il suo domicilio, solo in questo modo il 118 ed i Pronto Soccorso potranno essere sollevati dall'enorme carico che li investe in questo momento storico del nostro territorio, ancora più difficile".

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