rotate-mobile
Domenica, 19 Maggio 2024
Cronaca Marcianise

Accusato di aver ucciso la moglie, si difende: “Si è suicidata”

L'uomo davanti al giudice dice che la donna "era depressa e si è data fuoco da sola"

"Mi sono addormentato ed ho sentito come un rumore d'acqua scorrere in cucina ed il rumore della bottiglia di plastica cadere. Mi sono alzato e urlato e lei si è accesa il fuoco sulla testa". Sono le dichiarazioni rese da Abderrahim Senbel, 56enne marocchino dinanzi alla Prima Sezione Penale della Corte d'Assise del Tribunale di Brescia presieduta dal giudice Roberto tra il banco degli imputati per l'omicidio della moglie Mina Safine 45enne marocchina bruciata viva la sera del 20 settembre 2020 nel loro appartamento di via Tiboni a Urago Mella.

Senbel ha ripercorso gli ultimi istanti di vita di Mina Safine continuando a professare la sua innocenza puntando il dito contro la consorte che 'si sarebbe data fuoco da sola perché depressa'. Dagli accertamenti degli inquirenti non è stato però trovato alcun riscontro con le ipotesi di autolesionismo sostenute da Senbel. L'imputato è stato escusso sia dal Pubblico Ministero Catia Bressanelli sia dagli avvocati Angela Carozza e Omar Bottaro legali rappresentanti dei fratelli di Mina Safine stabilmente residenti a San Nicola La Strada e Marcianise.

La ricostruzione operata da Abderrahim Senbel della sera di quel tragico 20 settembre 2020 in via Tiboni è apparsa contraddittoria in più punti. Secondo Senbel la moglie depressa si sarebbe cosparsa di liquido infiammabile sulla testa e con un accendino tenuto nel palmo della mano sinistra si sarebbe data fuoco. Lui l'avrebbe vista avvolta tra le fiamme dopo svariati minuti perché dormiva destato dallo scroscio del liquido infiammabile utilizzato da Mina Safine in una quantità eccessiva tanto da sembrare "che fosse una fontana rotta in bagno". Non ha allertato i soccorsi. Di tale mancanza era responsabile la stessa vittima Mina Safine che avrebbe proferito nei riguardi del marito "non ti lascio vivo".

"Mi teneva abbracciato mentre stava bruciando e non riuscivo a liberarmi - ha dichiarato Senbel - poi ce l'ho fatta e sono andato a prendere una coperta per spegnere le fiamme". Abderrahim Senbel ha anch'egli riportato ustioni di primo grado alle mani ed alle braccia ma i dubbi degli inquirenti e dei difensori delle parti civili permangono sulla dinamica. Sarebbero trascorsi 10 minuti mentre Mina Safine bruciava ed in disperato tentativo di salvezza lei stessa avvertì i soccorsi prima di perdere i sensi avvolta dalle fiamme. Le fiamme sarebbero state innescate da un accendino che Senbel vide nella mano sinistra della moglie benché non fosse mancina e che è stato poi ritrovato dai R. I. S. in un porta bon bon poggiato sul tavolo del soggiorno. In cucina dai R.I.S. venne ritrovato un comune accendigas presumibilmente l'oggetto utilizzato per dare Mina Safina alle fiamme. Discrepanze evidenziate dagli avvocati Carozza e Bottaro.

Si ritorna in aula la seconda metà del mese di marzo per le arringhe dei difensori e l'escussione di un teste utile per disvelare le dinamiche di coppia. Non è escluso secondo gli inquirenti che la morte di Mina Safine avvenuta dopo una agonia di 7 giorni presso il Reparto Grandi Ustionati all'ospedale Gaslini di Genova, sia stata il culmine di una lite tra i due coniugi. Mina Safine si era occidentalizzata pur riservando il rispetto della cultura islamica, Sembel è apparso agli inquirenti un 'estremista'.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Accusato di aver ucciso la moglie, si difende: “Si è suicidata”

CasertaNews è in caricamento