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Il processo a Santa Maria Capua Vetere

Il processo a Santa Maria Capua Vetere

Tutti contro tutti per gli abusi edilizi: si torna in aula

Ricomincia il processo a carico di un maresciallo della finanza ed altri 4

Si torna in aula nel processo "tutti contro tutti" per un abuso edilizio a Carano di Sessa Aurunca. Alla sbarra, dinanzi al giudice Giorgio Pacelli del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ci sono 5 imputati tra cui F. P, già candidato al consiglio comunale di Sessa Aurunca, al consiglio provinciale di Caserta ed al consiglio comunale di Trieste; il proprietario dell'immobile G. V., pensionato; l'architetto e direttore dei lavori R. T.; il titolare dell'impresa D. A. ed il figlio G., responsabile del cantiere.

Tutto nasce da un accesso da parte della polizia municipale di Sessa Aurunca – scatenato dai primi diverbi tra proprietario e acquirente -  che determinò l’apertura del fascicolo e un conseguente "ordine di abbattimento e ripristino dello stato dei luoghi". Nel frattempo, già nel 2012, sono sfilati alcuni testimoni nel procedimento civile incardinato davanti alla sezione distaccata di Carinola, nato da una citazione in cui l’acquirente contestava al proprietario, prima di formalizzare l’acquisto, gravi violazioni di carattere penale chiedendo la risoluzione del contratto e la restituzione doppia della caparra. Un atto giudiziario che spinge il proprietario a replicare a colpi di carta bollata, incarichi peritali e richieste di spiegazioni al direttore dei lavori. 

E lo scarica barile è proseguito anche nel corso dei giudizi, civili e penale. L'architetto ha sostenuto di aver fatto realizzare gli abusi (due abbaini) a seguito di un accordo con l'acquirente della villetta F.P.. Addirittura nel corso delle sommarie informazioni rese dinanzi alla polizia municipale ha spiegato che questi seguiva le operazioni in cantiere. Poi ai carabinieri l'architetto ha aggiunto che l'acquirente avrebbe dato mandato direttamente alla ditta di apportare le modifiche al progetto approvato. 

Il responsabile del cantiere, però, sostiene che gli abusi sarebbero stati richiesti dall'acquirente ed avallati dal venditore, con i nuovi grafici portati in cantiere ed utilizzati dall'impresa. 

L'acquirente, invece, sostiene di non aver mai dato ordini in tal senso anche se, nel corso del procedimento civile dinanzi al giudice Discepolo, ha sostenuto di aver "accettato" l'esecuzione degli abusi su proposta del direttore dei lavori. 

Infine il proprietario del terreno su cui si stava costruendo la villetta, che, in seguito alla denuncia dell'acquirente alla base della restituzione della caparra, ha richiesto una dichiarazione scritta che ha confermato come la richiesta di realizzazione dei due abbaini fosse stata concordata con l'acquirente con il quale si sarebbe stabilito di produrre, dopo l'acquisto, una variante per sanare gli abusi. Insomma tutti sono pronti a far valere le proprie ragioni in tribunale. 

IL PROCESSO SI E' CHIUSO CON LA PRESCRIZIONE

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