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Caso Pasqualino Porfidia, clamoroso: trovate ossa e brandelli di vestiti

Marcianise - Svolta clamorosa nelle operazioni di scavo in corso a Marcianise in queste ore dopo la riapertura del caso sulla scomparsa di Pasqualino Porfidia. Sono stati rinvenuti alcuni capi di abbigliamento e frammenti ossei. I reperti ossei...

Svolta clamorosa nelle operazioni di scavo in corso a Marcianise in queste ore dopo la riapertura del caso sulla scomparsa di Pasqualino Porfidia. Sono stati rinvenuti alcuni capi di abbigliamento e frammenti ossei. I reperti ossei ritrovati saranno sottoposti ad accertamenti attraverso specifiche analisi perché potrebbero appartenere anche ad animali. Intanto però i carabinieri hanno allertato la famiglia di Pasqualino probabilmente per verificare nell'immediato se i brandelli di vestiti corrispondono a quelli che il piccolo indossava nel giorno della scomparsa. Secondo la denuncia presentata dai genitori al momento della scomparsa, Pasqualino indossava un "maglione viola con una pezza di colore giallo sulla spalla sinistra", pantaloni verdi e ai piedi portava dei mocassini. I sopralluoghi, iniziati il 20 maggio, proseguiranno anche domani. Il ritrovamento è avvenuto nel tardo pomeriggio di oggi nella zona in cui i carabinieri della Compagnia di Marcianise hanno concentrato le ricerche. Sul luogo preciso del ritrovamento c'è il più assoluto riserbo da parte degli inquirenti. Potrebbe essere uno dei cortili nei pressi di via Arno o un campo agreste dove all'epoca i bambini giocavano a calcio. Il pm, che sta seguendo il caso, si trova al momento sul posto in una delle strade di via Tevere che costeggia la ferrovia. Alla ricerca stanno partecipando i vigili del fuoco e i carabinieri coordinati dal capitano Nunzio Carbone. Questa mattina è stato utilizzato anche un cane addestrato per la ricerca di residui molecolari in forza alla Polizia di Stato.
Gli inquirenti, sulla base di nuovi e rilevantissimi elementi, hanno intrapreso le ricerche del bimbo scomparso 24 anni fa grazie anche all'ausilio delle nuove tecnologie scientifiche di indagine come i geo-radar. Il Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere cui si è rivolta la Procura, ha ritenuto fondati gli elementi contenuti nell'istanza depositata il 7 marzo scorso dai familiari di Pasqualino; dopo venti giorni dalla presentazione della richiesta, infatti, gli inquirenti hanno voluto ascoltare la madre, la sorella e il fratello dello scomparso. I carabinieri, delegati alle indagini, hanno iniziato la ricerca partendo dal luogo della scomparsa, da dove l'allora bimbo di 8 anni e mezzo (erano le 11.30 del 7 maggio del 1990) è stato visto l'ultima volta. In particolare i militari hanno scandagliato alcuni cunicoli sotterranei ed un cortile abbandonato da circa 40 anni nel quartiere di Puzzaniello. Inoltre sono stati risentiti gli amichetti di allora di Pasqualino concentrandosi sul filone investigativo che porta a Milano.

Nel 2012, infatti, un 30enne di Marcianise, emigrato in Lombardia, si toglie la vita e lascia una lettera dove racconta che da piccolo è stato più volte violentato da un pedofilo. "Vi prego di perdonarmi - avrebbe scritto nella lettera il 30enne suicida - ma quello che mi porto dentro è insopportabile. Avevo 8 anni quando quell'uomo mi veniva a prendere a scuola di nascosto e mi portava in campagna. Faceva delle cose brutte e poi mi diceva di non dirlo a nessuno, di stare zitto. Lo ha fatto molte volte ed io non ho mai avuto il coraggio di dirlo a mio padre". Poco distante dalla casa dove viveva il giovane suicida abitava la famiglia di Pasqualino Porfidia, in via Arno. E' stato questo particolare, assieme ad altri, che ha dato il via alla nuova inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Si ritiene che nella lettera siano rivelati elementi fondamentali che hanno convinto i magistrati a riaprire il caso.
Più volte però negli anni sulla vicenda si è affacciato l'incubo del giro di pedofili in cui sarebbe finito Pasqualino. Nel 2000 "Chi l'ha visto?" intervistò un cugino, suo coetaneo, che riferì come nella sala giochi frequentata dal gruppo di bambini venisse spesso un adulto, di circa trentatré anni, che cercava di vendere riviste pornografiche ai piccoli frequentatori della bisca. Il ragazzo però raccontò di non ricordare di aver visto Pasqualino uscire dal locale con quest'uomo. Alcuni giornali pornografici furono anche ritrovati in una cassetta degli attrezzi presso la stazione di Marcianise, che i bambini usavano come punto di ritrovo del gruppo. La pista però non ha mai trovato conferme. Due macchine sospette sarebbero state notate vicino casa di Pasqualino nei giorni che hanno preceduto la sua scomparsa. Si tratterebbe di una Lancia Beta bianca e un Alfa Sud grigio-metallizzato. Inoltre i bambini avrebbero raccontato dell'inquietante presenza di un uomo che, più di una volta, avrebbe distribuito banconote da mille lire ai bambini, vicino alla sala giochi che frequentavano.La madre del piccolo, inoltre, ha tirato più volte in ballo uno dei parroci del paese, Don Carlo, dicendosi sicura che il prete sapesse qualcosa ma avesse deciso di non parlare o per paura o per gli obblighi derivanti dal segreto confessionale. Lo stesso prelato però, che oggi è in pensione e vive a San Cipriano d'Aversa, ha smentito. Decisive, inoltre, per la presentazione dell'istanza, sono state le consulenze psicologiche fornite alla mamma e alla sorella di Pasqualino dall'associazione 'Noi Voci di Donne'; durante le sedute di ascolto sono emersi gli elementi poi confluiti nella richiesta. In una recente video intervista rilasciata a "Il Mattino", la mamma di Pasqualino, Rosa Lasco, 59 anni, ha sfogliato le foto e accarezzato gli abiti del suo bambino. La donna ha conservato tutto come se il figlioletto fosse scomparso ieri: dal grembiule blu della scuola ai giocattoli.

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