Cronaca

Giustiziarono due carabinieri a seguito di una efferata rapina: fatta piena luce sulla dinamica e sugli esecutori 26 anni dopo

Castel Morrone - In data odierna ricorrono i fatti che nel lontano 1987 videro l'uccisione da parte di efferati rapinatori dei Carabinieri Ganci Carmelo e Luciano Pignatelli. Per quanto di interesse si riportano, di seguito, i fatti salienti che...

In data odierna ricorrono i fatti che nel lontano 1987 videro l'uccisione da parte di efferati rapinatori dei Carabinieri Ganci Carmelo e Luciano Pignatelli. Per quanto di interesse si riportano, di seguito, i fatti salienti che hanno permesso anche a distanza di anni di identificare ed assicurare alla giustizia gli autori del reato.
I Carabinieri del reparto Operativo del Comando Provinciale di Caserta a seguito di articolata attività di indagine traevano in arresto tre pregiudicati, autori dell'efferato duplice omicidio avvenuto in data 04.12.1987 in Castel Morrone (Caserta) nei confronti dei Carabinieri Ganci Carmelo e Luciano Pignatelli: Basco Antonio di 45 anni, Mauriello Francesco di 51 anni e Spierto Pasquale di 45 anni, tutti originari di S. Cipriano D'Aversa (CE). Il 4° componente individuato, Maisto Vincenzo era nel frattempo deceduto a seguito di agguato di stampo camorristico avvenuto il 15.12.1992 a S. Cipriano d'Aversa.
Tutti con sentenza di 1° grado emessa in data 25 giugno 2009 dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere sono stati condannati alla pena dell'ergastolo. La sentenza è stata confermata dalla Corte D'Assise di Appello di Napoli in data 21 dicembre 2011 ed infine, in Cassazione il 13 gennaio 2012, diventando definitiva e irrevocabile.
Il caso è stato riaperto nell'anno 2000, sotto la direzione del Dott. Alessandro D'Alessio (all'epoca in servizio quale P.M. presso la Procura della Repubblica del Tribunale di S.M. Capua Vetere) grazie alla testimonianza di alcuni collaboratori di giustizia quali Quadrano Giuseppe, De Simone Dario (elementi di spicco nell'organizzazione camorristica dei "dei casalesi"), Di Tella Aberto, e Maisto Giacomo, ma soprattutto alla caparbietà del magistrato titolare dell'indagine e degli inquirenti.
Appare opportuno ricostruire brevemente la vicenda che ha portato all'omicidio dei due militari. In data 4.12.1987, alle ore 21.10 circa, in Castel Morrone, tre giovani armati di fucile e pistole e con il volto coperto da maniche di maglia, perpetrarono una rapina al bar Nazionale di quel centro. I malviventi, consumato il delitto, si allontanarono a bordo di una Saab Turbo di colore grigio guidata da un quarto complice.
I Carabinieri Pignatelli Luciano e Ganci Carmelo, in servizio presso quella Stazione Carabinieri, liberi dal servizio ed in abiti civili, avuta notizia della rapina che si era appena consumata si posero alla ricerca della menzionata Saab (con la Fiat Ritmo di proprietà di Pignatelli) che intercettarono sulla strada Provinciale Castel Morrone-Palamaggiò, in località Gradilli. A quel punto, dopo aver cercato invano di bloccarli, esplosero alcuni colpi di pistola a scopo intimidatorio. La Saab guidata dai ricercati aumentò la velocità e giunta all'incrocio Palamaggiò i malviventi bloccarono la corsa, posizionando l'autovettura in modo da attendere l'arrivo della Fiat Ritmo. I Carabinieri, giunti all'incrocio del Palamaggiò e accortisi della situazione di pericolo, tentarono di forzare il "posto di blocco" posto in essere dai rapinatori, che nell'occasione esplosero diversi colpi di arma da fuoco all'indirizzo della Ritmo, che continuava a proseguire la marcia in direzione Caiazzo. A quel punto i rapinatori risalirono sulla Saab ed iniziarono un inseguimento, durante il quale né scaturì un conflitto a fuoco tra questi ultimi e i Carabinieri.
Quando la Saab, certamente più veloce, raggiunse la Fiat Ritmo, uno dei malviventi, armato di fucile, esplose in rapida successione almeno due colpi all'indirizzo della Ritmo. E' possibile che uno dei colpi, o entrambi, raggiunsero il Carabiniere Pignatelli che era al posto di guida, e perciò l'auto finì fuori strada e si ribaltò. La Saab si fermò, i malviventi scesero dalla macchina e spararono con tutte le armi a loro disposizione contro gli inermi occupanti della Ritmo, per assicurarsi di averli uccisi. Subito dopo gli assassini risalirono in macchina, ma a Capua furono intercettati da due pattuglie dei Carabinieri della Compagnia CC di S. Maria C.V. che, seppur ancora non a conoscenza della rapina perpetrata in Castel Morrone e dell'omicidio dei Carabinieri, riconobbero la Saab che era stata rapinata la sera precedente e la inseguirono. I rapinatori, approfittando della potenza della loro auto, imboccarono la strada Carditello - Casal di Principe e riuscirono a distanziare le autovetture militari. Di lì a poco in località S. Antonio, agro del Comune di S. Tammaro, a causa dello scoppio di un pneumatico la Saab fu abbandonata e i killers si dileguarono a piedi nelle campagne adiacenti.

Durante le successive ricerche, fu rinvenuta una scarpa e un pezzo di stoffa di un giubbino, appeso ad un filo spinato che recingeva un grosso appezzamento di terreno.Durante il sopralluogo, nelle adiacenze della Fiat Ritmo e all'altezza del Palamaggiò (sull'asfalto), nonché all'interno dell'autovettura Saab fu rinvenuto numeroso materiale balistico e un passamontagna ricavato da maniche di maglioni e 3 mozziconi di sigarette.In particolare un esame più attento dei numerosi episodi delittuosi che si erano consumati in quel periodo (in particolare rapine in danno di coppie, esercizi commerciali e ignari automobilisti) consentirà di chiarire che operavano nella provincia di Caserta almeno due bande di rapinatori. Si potrà inoltre sostenere che quella composta da Maisto Vincenzo (deceduto il 15.12.1992), Mauriello Francesco, Basco Antonio e Spierto Pasquale sia stata quella che, per numero di partecipanti, armi utilizzate e modalità operative, ha perpetrato il duplice omicidio dei Carabinieri.
Infine le dichiarazioni rese dai c.d.g. trovano ulteriore riscontro in quelle fornite in data 16.02.1993 da Maisto Giacomo al P.M. Dott. Albano della Procura della Repubblica C/o Tribunale S. Maria C.V., mentre era ristretto presso la Casa Circondariale di Vasto Chiese. I numerosi episodi narrati dal Maisto si riferiscono ad attività delittuose cui ha partecipato il figlio Vincenzo. In particolare il figlio Vincenzo gli confessò di essere stato uno degli assassini dei due Carabinieri uccisi a Castel Morrone, notizia questa confermatagli dai complici del figlio: Basco, Spierto e Mauriello. A tal proposito Maisto Giacomo riferì che una sera tardi nel rincasare trovò il figlio Vincenzo estremamente nervoso. Nella circostanza questi gli confidò che poche ore prima insieme a Spierto Pasquale, Mauriello Francesco e Basco Antonio aveva ucciso due Carabinieri. In particolare, nel descrivere la dinamica dei fatti, gli riferì che dopo aver consumato una rapina in un bar di Castel Morrone furono inseguiti da una macchina. Capirono che si trattava di Carabinieri perché, nel corso dell'inseguimento, gli occupanti dell'auto esplosero alcuni colpi di arma da fuoco. Una volta distanziata l'auto inseguitrice, il Mauriello spense i fari, si fermò e si nascose in un vicolo cieco, attendendo il passaggio dell'autovettura dei Carabinieri. Non appena la macchina con i due militari passò, cominciarono loro ad inseguire i Carabinieri e grazie alla potenza della loro vettura si avvicinarono facilmente e spararono diversi colpi d'arma da fuoco. L'auto dei militari finì fuori strada ed il Mauriello, bloccata la Saab ordinò agli altri di "finirli". Dopo l'esecuzione salirono sull'auto e nel fare il ritorno verso casa, a causa dello scoppio di un pneumatico, furono costretti ad abbandonare il mezzo e scappare a piedi per le campagne circostanti. I capi clan disapprovarono tale azione e nei giorni successivi cercarono gli autori dell'omicidio, nel frattempo resisi irreperibili. Tempo dopo, suo figlio e i complici furono affiliati all'organizzazione dei Casalesi. Infine si provvedeva al ritiro presso l'ufficio Corpi di Reato del Tribunale di S. Maria Capua Vetere di due reperti contenenti il materiale rinvenuto nell'autovettura Saab e cioè nr. 3 passamontagna e 3 mozziconi di sigarette con filtro giallo. Da un esame delle tracce biologiche estratte dai reperti si è giunti alla certezza scientifica dell'utilizzo del passamontagna da parte di uno degli arrestati.

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