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Tentato omicidio di due anni fa: quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere per i capi del clan Belforte

Marcianise - Nella mattinata, la Squadra Mobile di Caserta, diretta dal Vice Questore Alessandro Tocco, ad epilogo di una scrupolosa indagine coordinata dalla Procura Antimafia di Napoli, ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa...

Nella mattinata, la Squadra Mobile di Caserta, diretta dal Vice Questore Alessandro Tocco, ad epilogo di una scrupolosa indagine coordinata dalla Procura Antimafia di Napoli, ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dall'Uff. Gip presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea, in relazione al reato di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e dal fine di agevolare l'organizzazione criminale di stampo mafioso denominata clan Belforte attivo in Marcianise (Caserta) e zone limitrofe, nei confronti di: Zarrillo Francesco, 44enne di Capodrise, detenuto; e per detenzione e ricettazione di armi da guerra, aggravati ex art. 7 L. 203/91, nei confronti, oltre che dello stesso Zarrillo Francesco, di: Belforte Domenico, detenuto; Belforte Salvatore, detenuto; Musone Vittorio, detenuto.
"La misura - spiega una nota della Questura di Caserta - rappresenta l'esito di una accurata indagine, condotta sotto l'egida della Procura Antimafia di Napoli in relazione al tentato omicidio di Villalunga Angelo, avvenuto a Portico di Caserta, nella prima serata del 13 novembre del 2011, che permetteva di collocare l'episodio delittuoso nel contesto della sanguinosa faida che, sin dagli inizi degli anni '80, aveva visto contrapposti, nella zona di Marcianise, il clan Belforte, detti "I Mazzacane", ed il gruppo dei Piccolo, alias "I Quaqquaroni", che si contendevano il controllo delle attività illecite nel comprensorio, militando le due consorterie nelle contrapposte confederazioni della Nuova Camorra Organizzata, di Raffaele Cutolo, i primi, e della Nuova Famiglia, i secondi. Infatti, la vittima era ritenuta un fiancheggiatore del clan Piccolo e l'attentato nei suoi confronti venne perpetrato in un periodo, tra il 1997 ed il 1999, in cui la faida raggiunse il suo apice di violenza, registrando in quell'arco di tempo l'omicidio di 20 soggetti appartenenti alle due opposte fazioni, tanto da indurre il Prefetto di Caserta di allora ad emanare un'ordinanza che imponeva la chiusura di bar e locali pubblici alle ore 22.00. Secondo quanto appurato dalle investigazioni, suffragate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gerardi Antonio, Froncillo Michele, Cuccaro Domenico e, più di recente, Buttone Bruno, tutti esponenti di rilievo del clan Belforte, il tentato omicidio fu perpetrato da Zarrillo Francesco, il quale, armato di un fucile da caccia modificato e caricato a pallettoni, a bordo di una moto condotta da un complice, raggiunse l'impianto, abusivo, di distribuzione del gas per autotrazione gestito dalla vittima in aperta campagna a Portico di Caserta esplodendogli contro alcuni colpi senza riuscire ad attingere il Villalunga che, accortosi dell'arrivo del killer, tentò di disarmarlo, deviando l'arma ed evitando la scarica mortale, per poi fuggire nelle campagne circostanti, favorito dal buio. Poi, nelle immediatezze del fatto, alcune pattuglie della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Marcianise intercettarono una vettura a bordo della quale Zarrillo Francesco, insieme a due complici, si stava allontanando dalla zona, ne scaturì un inseguimento fino all'abitazione del killer, che riuscì a sottrarsi alla cattura scavalcando un muro perimetrale, perdendo però due pistole semi automatiche. Nel corso della successiva battuta, in un appezzamento contiguo allo stabile, occultata sotto alcuni manufatti in cemento, veniva rinvenuta una grossa cisterna in plastica contenente un imponente arsenale, costituito da decine di fucili da caccia, fucili mitragliatore, mitra, pistole semiautomatiche e revolver, candelotti di dinamite ed altro materiale esplodente e centinaia di cartucce che, grazie anche ad attività di intercettazione, risultavano nella disponibilità del clan Belforte e, quindi, dei suoi capi, i fratelli Domenico e Salvatore Belforte, ed del reggente di allora Musone Vittorio. Nel febbraio 2013, sulla scorta delle dichiarazioni dei citati c.d.g. ed attraverso una nuova valutazione del materiale probatorio precedentemente acquisito, la Procura Antimafia di Napoli chiedeva l'autorizzazione alla riapertura delle indagini relative all'episodio delittuoso, chiuse nel 2005 con una richiesta di archiviazione, consentendo, attraverso i puntuali riscontri effettuati dalla Squadra Mobile di Caserta, di acquisire gravi indizi a carico dello Zarrillo circa il suo coinvolgimento nel tentativo di omicidio di Villalunga Angelo ed in relazione alla riconducibilità al clan Belforte dell'imponente arsenale sequestrato nella circostanza, appurando che proprio Zarrillo Francesco, esperto di armi, era stato designato dai capo-clan come armiere dell'organizzazione, deputato alla custodia ed alla manutenzione dell'imponente arsenale".

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