Cronaca

Pizzo di 10mila euro a commerciante: 4 arresti nel clan casalesi gruppo Schiavone

Cesa - Nel pomeriggio di martedì scorso, la Squadra Mobile di Caserta, diretta dalla vice Questore Alessandro Tocco, ad epilogo di una incalzante indagine condotta dalla Sezione di Casal di Principe nelle settimane immediatamente precedenti le...

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Nel pomeriggio di martedì scorso, la Squadra Mobile di Caserta, diretta dalla vice Questore Alessandro Tocco, ad epilogo di una incalzante indagine condotta dalla Sezione di Casal di Principe nelle settimane immediatamente precedenti le recenti festività pasquali, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Procura Antimafia, in relazione ai reati di estorsione, porto e detenzione illegali di armi comuni da sparo, aggravati dal metodo mafioso, nei confronti di affiliati al clan dei casalesi-gruppo Schiavone, ed in particolare alla fazione attiva nel comprensorio di Cesa (CE) e zone limitrofe. Gli arrestati sono: Caterino Amedeo, classe 1983 di Orta di Atella, pregiudicato; Cristofaro Michele, classe 1970, di Orta di Atella, pregiudicato; Cristofaro Nicola, classe 1965, residente a Cesa; Cristofaro Antonio, classe 1973, res. ad Orta di Atella, pregiudicato.
"I quattro - spiega una nota della Questura di Caserta - erano stati arrestati dalla Squadra Mobile di Caserta lo scorso aprile, in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla D.D.A. partenopea a seguito di una repentina indagine della Polizia di Stato che aveva accertato le condotte estorsive poste in essere dal gruppo in danno di un commerciante di Cesa (CE), cui era stato intimato il pagamento di una tangente di 10 mila euro, in coincidenza della canonica scadenza pasquale. Secondo le investigazioni, suffragate da intercettazioni telefoniche ed ambientali, la vittima, che nonostante le evidenze ha continuato a negare la vicenda agli investigatori, era stata condotta dal citato Caterino Amedeo - figlio di Caterino Nicola, cl. '57, alias O'Cecato, detenuto, storico capo-zona dei casalesi - al cospetto dei fratelli Cristofaro, i quali, mostrando platealmente due pistole semi-automatiche poggiate su di un tavolo, gli intimavano testualmente: "Siamo noi a comandare qua, ? qua comandiamo noi e nessuno più? e come mio referente ci sta Amedeo... comunque per Pasqua preparami diecimilaeuro .... entro Pasqua preparami i soldi che me li mando a prendere? i figli tuoi li vuoi bene?... e non ti preoccupare!". In seguito, l'imprenditore aveva consegnava a Caterino Amedeo un acconto di mille euro e si accingeva a "saldare" l'intera tangente, circostanza impedita dall'adozione del provvedimento precautelare da parte della Procura Antimafia di Napoli".

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