Mal di testa cervicale: i rimedi consigliati dal medico casertano

Vella: "Attraverso una manipolazione ad alta velocità e bassa ampiezza è possibile indurre una serie di effetti neurofisiologici, capaci di modulare nel cervello il segnale doloroso che proviene dal rachide cervicale"

Il medico Angelo Vella

Il mal di testa è uno dei fastidi più continui di cui soffrono le persone durante l’arco di un’intera giornata e può manifestarsi attraverso tante versioni. La forma più fastidiosa e comune del mal testa è sicuramente quella “cervicogenica”, una cefalea ad origine dal collo, legata quindi al dolore cervicale. Molti soggetti si trovano dunque a fare i conti con questo tipo di disturbo, che risulta non facile da inquadrare diagnosticamente e che può essere provocato da tante cause. Il quadro clinico del paziente che soffre di mal di testa cervicogenico si caratterizza dalla presenza e prevalenza di un mal di testa unilaterale, dolore che parte da un punto specifico (nuca, fronte etc.), ma che può facilmente diffondersi in tutte le zone della testa. Se il problema non viene risolto anzitempo, il fastidio può addirittura arrivare a diffondersi lungo le spalle e le braccia, provocando altri tipi di difficoltà. Come detto, il mal di testa cervicogenico è diverso da tutti gli altri. In questo caso, gioca un ruolo fondamentale il “rachide cervicale” (inteso come zona del collo) nella sommazione di avvertimenti e segnali dolorosi, i quali influiscono sul cervello provocando situazioni e momenti di forte tensione e stress. Lo stress si trasforma poi in mal di testa. Nella maggior parte dei casi il mal di testa è generato da due muscoli, il trapezio superiore o lo sternocleidomastoideo, che entrano in disfunzione irradiando, attraverso l’attivazione di un trigger point all’interno delle fibre muscolari, la zona dell’osso occipitale. Per chi non conoscesse il termine trigger point, significa letteralmente unione e avvicinamento delle fibre muscolari contratte, che perdono così elasticità, mentre le altre fibre muscolari (quelle non coinvolte) sono costrette ad allungarsi. Tutto ciò comporta un difficile reclutamento e, di conseguenza, una riduzione della forza muscolare.

Mal di testa Cervicogenico-2

La causa principale che provoca il mal di testa cervicogenico

Come anticipato, non è facile stabilire con precisione quale sia stata la causa che abbia provocato il mal di testa cervicogenico. Di certo, le nuove tecnologie continuano ad influire in particolar modo sul numero dei soggetti che soffrono di questo disturbo, attraverso la postura scorretta del proprio corpo quando si smanettano pc, tablet e smartphone. Proprio la postura scorretta del corpo, infatti, può essere considerata la principale causa scatenante il mal di testa cervicogenico. Assumere posizioni scorrette davanti al proprio pc, per esempio, mette in condizioni di grande sofferenza il cranio e il rachide cervicale, generando una serie di squilibri che riguardano i muscoli, i nervi e le strutture molli del cervello. Ciò tende ad accorciare i muscoli che si trovano sotto il cranio che, a parte il mal di testa, comportano anche un forte senso di sbandamento e vertigini.

Posture al pc-2

A chi bisogna rivolgersi? E con quali tecniche?

Su questo punto, il dottor Angelo Vella dello Studio Fisiokinetic di Villa di Briano ha fornito alcune delucidazioni e suggerimenti sulla figura a cui rivolgersi e sulle tecniche e i rimedi da utilizzare nel caso di un mal di testa cervicogenico. “Il particolare indiziato a cui affidarsi – spiega il dottor Vella – è la figura del fisioterapista, che saprà fornire in maniera sicura ed efficace il miglior trattamento per sconfiggere definitivamente il mal di testa cervicogenico”. “Attraverso una manipolazione ad alta velocità e bassa ampiezza è possibile indurre una serie di effetti neurofisiologici, capaci di modulare nel cervello il segnale doloroso che proviene dal rachide cervicale. Solo attraverso un’accurata valutazione e con grande esperienza nel campo manipolativo, si può andare ad eseguire questa manovra assolutamente indolore per il paziente, che produce quella cavitazione (il crack più comune) che tanto piace ad alcuni ma terrorizza altri – aggiunge il dottor Vella, che vuole poi precisare - Le manovre di questo genere non cambiano nulla a livello articolare, il suono che si sente durante la manovra manipolativa nient’altro è che il collasso della pressione all’interno della capsula sinoviale a livello delle superfici di contatto tra le varie vertebre”.

Tecnica per il mal di testa cervicogenico-2

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