Domenica, 21 Luglio 2024
Salute

Il picco dell'influenza australiana a Natale: "No antibiotici, va affrontata così"

L'intervista al dottor Di Mauro: "Preveniamo con il vaccino, è raccomandato dai 6 mesi ai 6 anni e non ha alcuna controindicazione"

Influenza australiana, l’incubo dei genitori. Questo 2022 ha costretto tantissimi italiani a letto per questa nuova forma di influenza, con un boom di ammalati soprattutto tra i giovani e in particolar modo i bambini. Come sottolineano gli esperti la gran parte delle infezioni degli ultimi mesi è dovuta al sottotipo A(H3n2), in poche parole uno dei responsabili proprio di questa influenza australiana, che prende il nome proprio dalla Nazione nella quale è stata scoperta per la prima volta. E’ arrivata in anticipo e soprattutto con casi 3 volte superiori alla media. Il picco dovrebbe arrivare proprio in questi giorni di Natale. 

Ne abbiamo parlato con il dottor Giuseppe Di Mauro, segretario nazionale attività scientifiche FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) che sottolinea in primis che “la febbre è nostra alleata, non dobbiamo averne paura. Aiuta i piccoli (ma anche gli adulti) a difendersi contro quel virus che è entrato nel corpo, quella temperatura fa produrre molto meno il virus, è una auto-difesa”.

L’importanza della vaccinazione

Il dottor Di Mauro ci tiene a precisare che “la prima arma che abbiamo contro l’influenza e quindi anche contro quella australiana è il vaccino. Per due motivi fondamentali: il primo è quello che nei bambini da 6 mesi a 6 anni non ha alcuna controindicazione, la prevenzione come abbiamo sempre detto è fondamentale. C’è inoltre anche un vaccino a spray, che permette di evitare anche la punturina nei bambini più piccoli. E poi ci permette anche così di capire facilmente se si tratta di influenza o di Covid: se un bimbo è vaccinato e presenta dei sintomi come febbre e difficoltà respiratorie ecco in quel caso forse è anche necessario un tampone per sconfiggere anche la paura di un contagio”. 

Il dottor Giuseppe Di Mauro

I sintomi più comuni dell’influenza australiana

Per il pediatra “i sintomi sono gli stessi delle influenze degli anni scorsi, forse quest’anno è solamente più aggressiva. In questi anni il coronavirus ha prevalso sugli altri virus respiratori, e abbiamo spesso utilizzato le mascherine anche nei luoghi affollati. Adesso sono caduti tanti obblighi e si è – diciamolo senza problemi – abbassata la guardia nei confronti non solo della pandemia ma anche di una influenza che ha quindi ottenuto una aggressività molto maggiore rispetto agli altri anni. Ma i sintomi sono gli stessi: stanchezza, brividi, dolore alle ossa e ai muscoli, febbre che compare bruscamente, tosse, mal di gola, raffreddore, congiuntivite e mal di testa. Ma nel giro di una settimana tende a regredire. Se dura più di 7 giorni bisogna capire quali sono magari altri fattori scatenanti”. 

I rischi dell’Australiana

Di Mauro parla ovviamente delle categorie più fragili “che sono quelle anche più a rischio. Non bisogna solamente pensare a sé stessi: serve anche verificare la salute di coloro con i quali si vive. E’ chiaro che può diventare pericolosa in caso di lattanti, persone molto anziani o persone con già delle patologie croniche sia cardiache che respiratorie”. 

La cura: solo antipiretico. E quando recarsi in ospedale

Il dottor Di Mauro poi dà anche delle informazioni alle famiglie: “Evitiamo gli antibiotici. Non ci facciamo prendere dalla frenesia di far scendere la febbre. Basta un antipiretico con temperature superiori a 38.5°. Altrimenti facciamo ‘sfogare’ la febbre e permettere al nostro organismo di difendersi. In ospedale? Solamente con temperature veramente alte, come a 40°, per un controllo più approfondito da parte dei medici”.

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