Salute

All’ospedale di Caserta gli anticorpi monoclonali contro il Covid

Arriva il via libera all’utilizzo dopo l’ok dell’Aifa al Sant’Anna e San Sebastiano

La campagna vaccinale è importante per ridurre al minimo le conseguenze della pandemia da Covid-19, ma intanto si continua a lavorare per cercare una cura che possa permettere di salvare anche i pazienti più gravi. Per questo motivo da pochi giorni è iniziato, anche all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, l’utilizzo degli anticorpi monoclonali anni Covid. E’ stato il direttore generale Gaetano Gubitosa, di concerto col direttore sanitario, a stabilire il protocollo per la prescrizione e l’utilizzo degli anticorpi monoclonali, con la delibera numero 677 che prevede, appunto, la procedura interna per il trattamento sui pazienti ospedalizzati.

Una svolta che è arrivata dopo che, ad agosto, l’Aifa ha aggiornato le modalità di utilizzo degli anticorpi monoclonali anti Covid-19 in relazione alle nuove evidenze di letteratura che si sono rese disponibili. “In particolare - si legge nella nota - è stato dato parere positivo all’utilizzo dell’anticorpo sotrovimab che ha dimostrato un favorevole rapporto beneficio/rischio anche nei confronti delle principali varianti circolanti di SARS-CoV-2. Anche per l’approvazione di questo nuovo anticorpo si è fatto ricorso alla procedura di autorizzazione alla temporanea distribuzione con Decreto del Ministro della Salute, e questo anticorpo si aggiunge pertanto agli altri già disponibili (bamlanivamb/etesevimab e casirivimab/imdevimab). Inoltre, sono stati valutati i risultati dello studio clinico internazionale Recovery che ha mostrato un beneficio in termini di mortalità e di riduzione del rischio di progressione di malattia (ricorso alla ventilazione meccanica o evento morte) del trattamento con casirivimab e imdevimab nei pazienti adulti ospedalizzati per COVID-19, anche in ossigenoterapia convenzionale (non ad alti flussi e non in ventilazione meccanica), e con sierologia negativa per gli anticorpi IgG anti-Spike di SARS-CoV-2. L’Agenzia ha quindi deciso di estendere il possibile utilizzo della combinazione casirivimab/imdevimab in questa sottopopolazione”.

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