Ansie da coronavirus e lockdown, l'esperta: "Non abbiate timore di sentire le vostre emozioni"

La psicologa Rosanna Izzo: "Non dovete assolutamente sentirvi diversi o sbagliati o malati o addirittura patologici"

L’emergenza coronavirus, così estrema e delicata, determina delle gravi criticità su tutti coloro che la vivono senza alcuna distinzione se non per alcuni passaggi fondamentali che proverò a chiarire.

In primis bisogna dare una spiegazione chiara e netta sugli effetti che si possono avere sulla salute mentale dei cittadini posti in una condizione di isolamento così prolungato in modo da eliminare qualsivoglia dubbio, ipotesi e/o interpretazioni. Misure cosi restrittive, rigide, anomale non possono che determinare uno stato emotivo alterato caratterizzato da tratti ansiogeni e/o depressivi, di agitazione, con sensazione di pericolo. In questi casi il lavoro principale viene condotto con noi stessi partendo dalle proprie emozioni.

Tenendo presente che le nostre emozioni non possono essere modificate in quanto sono caratterizzate da un contenuto espressivo più forte di noi stessi tanto da, non lasciarci la libertà di decidere (ossia l’emozione non la si sceglie) possiamo sicuramente provare ad elaborare le proprie emozioni cambiando l’assetto cognitivo e comportamentale (ossia cambiando e/o riflettendo sui nostri pensieri e sui nostri comportamenti).

Va precisato che l’impatto tra emozioni e virus è fondamentale in quanto le conseguenze per il nostro stato mentale non dipendono dal virus né tantomeno dalla quarantena o dall’isolamento o dall’emergenza, bensì dalla nostra personalità quindi da come siamo fatti noi ma soprattutto da come noi ragioniamo, pensiamo, reagiamo nonché dalle risorse emotive interne che siamo in grado di attivare in situazioni di estrema difficoltà. 

Uno dei pochi suggerimenti che mi sento di dare è quello di non avere timore di sentire le proprie emozioni. Se avete paura, siete preoccupati, un po’ angosciati o al contrario vi sentiti agitati o nervosi, a volte annoiati o completamente apatici; se assumete atteggiamenti scontrosi o a tratti “aggressivi”, se fate pensieri strani, bizzarri o persino pensieri di cui vi vergognate, non dovete assolutamente sentirvi diversi o sbagliati o malati o addirittura patologici. Dovete invece sentire, comunicare ma anche condividere le vostre emozioni in quanto in una situazione cosi speciale (anomala) queste reazioni sono assolutamente normali. 

Da un punto di vista psicologico la risposta speciale non è patologica bensì ne determina la  rappresentazione mentale di un evento straordinario (per intenderci meglio, subire un’aggressione per strada…) basata su un buon esame di realtà. 

Rosanna Izzo, Psicologa-Psicoterapeuta e giudice minorile della Corte di Appello di Napoli

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