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Le vittime innocenti della criminalità organizzata

Le vittime innocenti della criminalità organizzata

I familiari delle vittime innocenti di camorra vanno da Salvini

I parenti a Roma dal ministro dell'Interno: "Vogliamo essere ascoltati"

I familiari delle vittime innocenti della camorra tornano a Roma. Domani 13 marzo protesta dinanzi al Viminale per chiedere giustizia dopo anni di silenzio da parte dello Stato.

Al presidio parteciperanno i familiari di alcune delle vittime innocenti del clan dei Casalesi che si sono visti sbattere le porte in faccia da parte del Ministero dell'Interno che non ha riconosciuto lo status di vittime innocenti della camorra. "Chiederemo solo di essere ascoltati dal ministro Matteo Salvini - fanno sapere i familiari - La nostra sarà una protesta civile e democratica". I familiari annunciano che un'eventuale "indifferenza" da parte delle istituzioni rappresenterebbe per loro "l'ennesima mortificazione". Da tempo, infatti, i familiari delle vittime innocenti della camorra hanno ingaggiato una vera e propria battaglia per avere giustizia ed evitare che i loro congiunti vengano uccisi due volte, dalla camorra e dal silenzio istituzionale.

Tra i partecipanti al sit-in ci sarà anche Arturo Della Corte, il fratello di Adriano Della Corte ucciso per avere la stessa auto del nipote del boss Antonio Bardellino, vero destinatario del commando killer. Della Corte nei mesi scorsi aveva presidiato lo spazio antistante il Ministero con il suo "ramadan" per la giustizia, restando fuori al Viminale da mattino a sera senza cibo ed acqua.  Con lui ci saranno, tra gli altri, la sorella di Genovese Pagliuca, la figlia di Pasquale Pagano ed altri. Ognuno di loro indosserà una maglietta con la foto del parente ucciso e la scritta: "Vittime innocenti della camorra e dello Stato".

"Chiederemo di Salvini - commenta Della Corte tra i promotori dell'iniziativa - Ma a noi interessa essere ascoltati anche da un funzionario. Chiediamo l'intervento da parte dello Stato. Ci sentiamo abbandonati e sfiduciati perché per noi non sono passati 20, 15 o 12 anni: per noi i nostri familiari sono stati uccisi ieri e la ferita è ancora aperta".  

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