Sito archeologico nel degrado e abbandono, il caso in Parlamento | FOTO

Tre deputate hanno presentato una interrogazione a Franceschini

La villa romana ad Arienzo nel degrado

Il prestigioso sito archeologico di Arienzo è abbandonato da anni al degrado e all'incuria. Preoccupazione per la presenza di coperture in amianto che coprono i reperti della grande villa di età imperiale. Tre deputate M5S portano il caso in Parlamento: "Franceschini intervenga con urgenza".

Le deputate Teresa Manzo, Silvana Nappi e la casertana Margherita Del Sesto hanno sottolineato che "il sito archeologico della cosiddetta 'Villa di Cocceio' per la sua bellezza e complessità può considerarsi uno degli esempi più significativi di dimora di rappresentanza nel Mezzogiorno provinciale romano. Il monumentale complesso d'età imperiale, dislocato su una superficie di oltre 15.000 metri quadri e composto da numerose strutture disposte su due terrazze, fu scavato parzialmente nel 1963-1964 dalla soprintendenza archeologica della Campania e fu datato sulla scorta dei dati di scavo, in particolare dalla tipologia dei mosaici e delle decorazioni parietali, al II secolo d.C. Di eccezionale interesse sono soprattutto le pitture che decorano gli ambienti adiacenti l'ipocausto costituite da riquadri rossi, incorniate da motivi vegetali e fasce verdi, ed alte zoccolature di colore ocra che documentano lo sviluppo dell'arte parietale in Campania in epoca posteriore alla distruzione di Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabia".

Le tre deputate hanno riferito che "purtroppo, da oltre trent'anni, il prestigiosissimo sito archeologico è stato completamente abbandonato: attualmente tutta l'area archeologica versa in condizioni di incuria e notevole degrado evidenti sia nella fitta vegetazione infestante che ha ricoperto e danneggiato le strutture murarie sia nel fatiscente stato di conservazione delle evidenze architettoniche e decorative. Esauriti i cospicui finanziamenti per la ricerca archeologica, infatti, la soprintendenza per i beni archeologici della Campania rinunciò anche al progetto di un parco archeologico: con le procedure incomplete di esproprio dei lotti, gli scavi furono in parte coperti, le migliaia di preziosi reperti rinvenuti furono impacchettati e chiusi nei depositi, mentre le strutture lasciate a vista furono abbandonate senza misure di sicurezza, con coperture di protezione realizzate presumibilmente in cemento-amianto, esposte alle intemperie e all'erosione degli agenti atmosferici, senza segnaletica, senza una regolamentazione degli usi dei suoli adiacenti consentiti o vietati, senza un piano dell'accessibilità (pedonale e veicolare). privata di qualsiasi forma di tutela, manutenzione, controllo, l'area archeologica della prestigiosa villa romana è ancora oggi esposta a spoliazioni e vandalismi". 

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E quindi è stato chiesto a Franceschini "se non ritenga indispensabile promuovere una procedura ispettiva volta a ricostruire le cause che hanno prodotto un simile degrado, accertando per quanto di competenza eventuali responsabilità e inadempienze; se si intendano adottare iniziative urgenti per la conservazione e la valorizzazione del sito archeologico di 'Villa di Cocceio' nella frazione Costa-Igli di Arienzo al fine di dare un forte segnale di discontinuità rispetto al passato; quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intendano assumere per la bonifica di tutte le componenti in cemento-amianto presenti nell'area archeologica, assicurandosi che le nuove coperture a protezione dei reperti coniughino in modo semplice ed elegante, sicurezza, questioni estetiche, efficacia conservativa e funzionalità museografica". 

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